Renato Gabrielli alla ricerca di un’inutile salvezza di Laura Timpanaro

È stata una prima molto applaudita e affollata quella de La donna che legge al Teatro Out Off di Milano.
Una scrittura sofisticata, quella di Renato Gabrielli, che arriva da due suggestioni letterarie molto diverse fra loro: l’Ulisse di James Joyce, in particolare il capitolo Nausicaa, e il saggio di Francesca Serra Le brave ragazze non leggono romanzi. Da lì Gabrielli è partito per costruire la storia di un triangolo amoroso in cui eros, tanathos e voyerismo si intrecciano e si intersecano con un raffinato gioco di dissolvenze.
La vicenda, ambientata ai nostri giorni in una città di provincia italiana bagnata dal mare, scaturisce dalle pulsioni e perversioni di un uomo maturo, Mirco, che, dotato di «talento senza vocazione per l’attività forense e di vocazione senza talento per l’attività poetica», abbandonata la toga per dedicarsi alla professione di poeta dilettante, si invaghisce di Giada, una ragazza incontrata durante una delle sue quotidiane passeggiate sulla spiaggia, e osservata intenta a leggere.
Mirco sente il bisogno di continuare ad osservarla, di indovinarne pensieri e desideri mentre è assorta nella lettura. Un bisogno così urgente da essere disposto a sacrificare i risparmi di una vita per poterlo soddisfare.
Per mettersi in contatto con la ragazza ed avanzare la proposta economica (denaro in cambio del diritto di osservarla un’ora al giorno, in spiaggia, intenta a leggere) si serve della mediazione di Federica, la donna con cui anni prima ha avuto un’importante relazione, e che è ancora innamorata di lui.
Tre individui, insomma, «alla continua ricerca dell’altro per la propria sopravvivenza», come scrive Lorenzo Loris nelle note di regia.
Giada, l’oggetto del desiderio voyeuristico di Mirco, accetta la proposta, perché sogna di lasciare la provincia, di scappare da un paese sonnolento e moribondo, e dalla prospettiva di una tranquilla ed asfissiante vita coniugale.
Il testo propone incursioni nei territori dell’angoscia, dell’insofferenza, dell’amore incondizionato che sopravvive alla morte. Federica continuerà infatti ad amare Mirco e a proteggerlo da se stesso, anche se inutilmente. Lui riuscirà a realizzare il proprio desiderio di non esistere e di ritrovare una sorta di ‘pace’ incontrando la morte dopo pochi mesi dai suoi ultimi contatti con Giada. Lei, infine, dopo un anno passato in Irlanda, finirà con lo sposare un ricco imprenditore della città di provincia in cui è nata e cresciuta, da cui ha tentato la fuga, e da cui verrà infine inghiottita.
La drammaturgia raffinata e coraggiosa di Renato Gabrielli riesce a scandagliare l’Italia contemporanea ed indagarne tendenze meno affrontate, come il nichilismo latente del protagonista, raccontando sì l’insofferenza di una generazione, ma fuori dai soliti cliché dei giovani senza lavoro e senza speranza, e rinunciando in maniera netta ad un qualsivoglia ‘lieto fine’.
La regia di Loris riesce a tradurre in scena il meccanismo delicato del copione: gli attori entrano ed escono dai propri personaggi, alternando i punti di vista nella narrazione con un’ottima capacità di sintesi, puntando sull’essenzialità della scena: un tavolo e poche sedie azzurre a richiamare un mare che, vista la situazione dei personaggi e quella più generale della nostra società, pare più realisticamente rivelarsi come una palude.
Ottime le interpretazioni dei tre protagonisti. Istrionico Massimiliano Speziani, capace di rendere tutte le sfumature psicologiche del personaggio con un perfetto uso del corpo. Cinzia Spanò, nei panni di Federica, mostra di avere buoni tempi comici e un’aderenza perfetta al ruolo di donna in carriera, all’apparenza fredda ma in realtà profondamente innamorata. Infine Alessia Giangiuliani, nel ruolo di Giada, realizza un ritratto fresco e realistico dell’insofferenza giovanile.
Lo spettacolo sarà in scena a Milano fino all’8 febbraio. E in parallelo, per tutto il periodo, sarà anche possibile acquistare il testo di Gabrielli, appena pubblicato dalla casa editrice digitale Cue Press, a soli 2,40 insieme al biglietto dello spettacolo.

Klp teatro, 19 gennaio 2015