I, Shakespeare

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Il Libro

Tutti conoscono Amleto, Giulio Cesare, Romeo e il monologo della rosa, la follia di Riccardo III. Ma chi si è accorto della balia di Giulietta, delle fatine che popolano il mondo incantato del Sogno, di cosa pensavano Mercuzio o Calibano? Innumerevoli sono gli spin-off, le riscritture e i ripensamenti che si irradiano dall’opera di William Shakespeare. Ma questo ciclo firmato da Tim Crouch si cimenta in un’impresa del tutto particolare: cioè nel tentativo di dare voce a chi, nell’opera del Bardo, finora non l’aveva mai avuta. Il volume raccoglie cinque micro- o contro-storie per la scena che hanno come protagonisti personaggi considerati ‘minori’ della grande opera shakespeariana, destinate a rovesciare il punto di vista dominante. Testi noti al pubblico italiano grazie a Fabrizio Arcuri e Accademia degli Artefatti, che, per anni, hanno lavorato su questo autore e a questo ciclo di opere.

L’Autore

Tim Crouch (1964) vive a Brighton, Inghilterra. Dal 2003 scrive testi, li dirige e li interpreta. I testi di Crouch sono rappresentati in Gran Bretagna e all’estero. Sono opere piuttosto differenti fra loro, che si possono riunire intorno all’idea di una instancabile sperimentazione di forme teatrali anti- o almeno post-rappresentative fondate sulla messa in discussione – o meglio «de-materializzazione», come la definisce citando una formula coniata da Lucy Lippard per le arti visive – dei canoni scenici tradizionali: la presenza dell’attore, lo spazio, naturalmente la drammaturgia, e non da ultimo il rapporto con lo spettatore. Non a caso per l’autore il teatro è una forma d’arte concettuale, «qualcosa che esiste soltanto nella testa del pubblico». Dal linguaggio evocativo ma essenziale, incastonate in ambienti minimali, le sue pièce prevedono poche immagini ma lasciano molto spazio all’immaginazione, creando una drammaturgia che è ad oggi considerata una delle punte della ricerca teatrale britannica contemporanea e di cui i monologhi shakespeariani presentati in questo volume, scritti fra il 2003 e il 2010, forniscono un esempio rappresentativo da molti punti di vista. 

Descrizione prodotto

Il Libro

Tutti conoscono Amleto, Giulio Cesare, Romeo e il monologo della rosa, la follia di Riccardo III. Ma chi si è accorto della balia di Giulietta, delle fatine che popolano il mondo incantato del Sogno, di cosa pensavano Mercuzio o Calibano? Innumerevoli sono gli spin-off, le riscritture e i ripensamenti che si irradiano dall’opera di William Shakespeare. Ma questo ciclo firmato da Tim Crouch si cimenta in un’impresa del tutto particolare: cioè nel tentativo di dare voce a chi, nell’opera del Bardo, finora non l’aveva mai avuta. Il volume raccoglie cinque micro- o contro-storie per la scena che hanno come protagonisti personaggi considerati ‘minori’ della grande opera shakespeariana, destinate a rovesciare il punto di vista dominante. Testi noti al pubblico italiano grazie a Fabrizio Arcuri e Accademia degli Artefatti, che, per anni, hanno lavorato su questo autore e a questo ciclo di opere.

L’Autore

Tim Crouch (1964) vive a Brighton, Inghilterra. Dal 2003 scrive testi, li dirige e li interpreta. I testi di Crouch sono rappresentati in Gran Bretagna e all’estero. Sono opere piuttosto differenti fra loro, che si possono riunire intorno all’idea di una instancabile sperimentazione di forme teatrali anti- o almeno post-rappresentative fondate sulla messa in discussione – o meglio «de-materializzazione», come la definisce citando una formula coniata da Lucy Lippard per le arti visive – dei canoni scenici tradizionali: la presenza dell’attore, lo spazio, naturalmente la drammaturgia, e non da ultimo il rapporto con lo spettatore. Non a caso per l’autore il teatro è una forma d’arte concettuale, «qualcosa che esiste soltanto nella testa del pubblico». Dal linguaggio evocativo ma essenziale, incastonate in ambienti minimali, le sue pièce prevedono poche immagini ma lasciano molto spazio all’immaginazione, creando una drammaturgia che è ad oggi considerata una delle punte della ricerca teatrale britannica contemporanea e di cui i monologhi shakespeariani presentati in questo volume, scritti fra il 2003 e il 2010, forniscono un esempio rappresentativo da molti punti di vista. 

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