Matilde e il tram per San Vittore

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Il Libro

A causa degli scioperi che durante la Seconda Guerra Mondiale paralizzarono i grandi stabilimenti a nord di Milano − i più grandi nell’Europa occupata dai nazisti − centinaia di lavoratori di Sesto San Giovanni e dei comuni limitrofi furono vittime di retate spietate, sottratti ai propri affetti e deportati nei lager nazisti.

L’opera nasce dalle testimonianze raccolte in più di venti anni da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni e Monza, figlio di un deportato morto a Mauthausen. Un testo che vuole mettere in evidenza il ‘non eroismo’ di chi si oppose al nazifascismo pagando un caro prezzo. Lo fa attraverso le voci di quelle donne che si ritrovarono improvvisamente da sole, costrette a vivere e a gestire un quotidiano di fame e miseria, nel terrore della guerra e dei bombardamenti. Alla disperata ricerca dei loro uomini, inghiottiti nel nulla, si precipitavano nei luoghi di detenzione dei nazisti e dei fascisti, fra cui la sede della famigerata Legione Ettore Muti in via Rovello, un luogo di tortura che nel dopoguerra diventerà il Piccolo Teatro di Milano.

Nel clima festoso del dopoguerra, per molte di quelle donne incominciò un periodo ancor più terribile, quello dell’attesa spasmodica. Anche per le donne che ebbero la fortuna di riabbracciare i propri cari, la vita non fu mai più quella di prima.

L’Autore

Renato Sarti si forma con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano e all’Elfo.
Nel 1985 è uno dei Commedians (regia di Gabriele Salvatores). Nel 1991/92 Giorgio Strehler mette in scena un suo atto unico, Libero e l’anno dopo Massimo Castri è regista del suo testo Ravensbrück, con Valeria Morriconi. Nel 1995, nella Risiera di San Sabba di Trieste, è autore e regista de La memoria dell’offesa, con Giorgio Strehler, Paolo Rossi, Moni Ovadia. Nel 2002 fonda, nella periferia milanese di Niguarda, il Teatro della Cooperativa. Scrive, dirige e produce molti spettacoli fra cui Mai Morti e La nave fantasma con Bebo Storti, Muri e Gorla fermata Gorla con Giulia Lazzarini e Goli Otok, con Elio De Capitani per il Teatro dell’Elfo. Per l’attività sua e del Teatro della Cooperativa ha conseguito numerosi riconoscimenti e premi: I.D.I., Vallecorsi, Riccione, l’Ambrogino d’Oro e l’Isimbardi del Comune e della Provincia di Milano, Gassman città di Lanciano, Hystrio, Henriquez, Anima e Premio Internazionale Pop Drama e una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per lo spettacolo Nome di battaglia Lia.

«Renato Sarti, giovane autore che vince premi su premi, indegnamente massacrato
da una parte dell’intellighenzia teatrale milanese». (Giorgio Strehler, «Corriere
della Sera», 22 agosto, 1990)

Descrizione prodotto

Il Libro

A causa degli scioperi che durante la Seconda Guerra Mondiale paralizzarono i grandi stabilimenti a nord di Milano − i più grandi nell’Europa occupata dai nazisti − centinaia di lavoratori di Sesto San Giovanni e dei comuni limitrofi furono vittime di retate spietate, sottratti ai propri affetti e deportati nei lager nazisti.

L’opera nasce dalle testimonianze raccolte in più di venti anni da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni e Monza, figlio di un deportato morto a Mauthausen. Un testo che vuole mettere in evidenza il ‘non eroismo’ di chi si oppose al nazifascismo pagando un caro prezzo. Lo fa attraverso le voci di quelle donne che si ritrovarono improvvisamente da sole, costrette a vivere e a gestire un quotidiano di fame e miseria, nel terrore della guerra e dei bombardamenti. Alla disperata ricerca dei loro uomini, inghiottiti nel nulla, si precipitavano nei luoghi di detenzione dei nazisti e dei fascisti, fra cui la sede della famigerata Legione Ettore Muti in via Rovello, un luogo di tortura che nel dopoguerra diventerà il Piccolo Teatro di Milano.

Nel clima festoso del dopoguerra, per molte di quelle donne incominciò un periodo ancor più terribile, quello dell’attesa spasmodica. Anche per le donne che ebbero la fortuna di riabbracciare i propri cari, la vita non fu mai più quella di prima.

L’Autore

Renato Sarti si forma con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano e all’Elfo.
Nel 1985 è uno dei Commedians (regia di Gabriele Salvatores). Nel 1991/92 Giorgio Strehler mette in scena un suo atto unico, Libero e l’anno dopo Massimo Castri è regista del suo testo Ravensbrück, con Valeria Morriconi. Nel 1995, nella Risiera di San Sabba di Trieste, è autore e regista de La memoria dell’offesa, con Giorgio Strehler, Paolo Rossi, Moni Ovadia. Nel 2002 fonda, nella periferia milanese di Niguarda, il Teatro della Cooperativa. Scrive, dirige e produce molti spettacoli fra cui Mai Morti e La nave fantasma con Bebo Storti, Muri e Gorla fermata Gorla con Giulia Lazzarini e Goli Otok, con Elio De Capitani per il Teatro dell’Elfo. Per l’attività sua e del Teatro della Cooperativa ha conseguito numerosi riconoscimenti e premi: I.D.I., Vallecorsi, Riccione, l’Ambrogino d’Oro e l’Isimbardi del Comune e della Provincia di Milano, Gassman città di Lanciano, Hystrio, Henriquez, Anima e Premio Internazionale Pop Drama e una medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per lo spettacolo Nome di battaglia Lia.

«Renato Sarti, giovane autore che vince premi su premi, indegnamente massacrato
da una parte dell’intellighenzia teatrale milanese». (Giorgio Strehler, «Corriere
della Sera», 22 agosto, 1990)

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