Oralità e scrittura

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Il Libro

La parola teatrale si presenta per sua natura come orale, sebbene in molti casi la sua origine sia letteraria: il suo medium è costantemente vocale, ma la sua concezione variabile. Questo scarto, insieme all’ulteriore passaggio che vede i testi drammatici spesso conservati in forma scritta, costituisce la premessa fondamentale di una complessa rete di potenzialità espressive per gli artisti e di sfide per gli studiosi. Sul piano semiotico è evidente la peculiarità dei discorsi drammatici, che hanno emissari e interlocutori sul palco, ma anche ulteriori emittenti ‘dietro le quinte’ e destinatari nel pubblico; ponendo l’accento sulla distinzione fra oralità e letteratura, è possibile notare che il parlato dei personaggi è in realtà spesso recitazione di uno scritto, che può a sua volta derivare da una tradizione orale, così come alla ricezione degli spettatori-ascoltatori si può assommare quella di chi legge un copione manoscritto o a stampa. All’incrocio fra parlato-recitando, parlato-parlato e parlato-scritto (o piuttosto, in questo caso, trascritto), le parole pronunciate in scena spesso attingono alle risorse di una cultura orale e al tempo stesso ne danno una preziosa testimonianza, che peraltro viene frequentemente fissata, in contraddizione con la sua natura, scrivendola. L’intreccio verbale è documento di tutto questo processo, artistico e accidentale, e pertanto la sua analisi può gettar luce sia sul ruolo dell’oralità nella creazione drammaturgica sia sul testo teatrale come raro lascito di lingue e culture totalmente o prevalentemente orali. Questa, in estrema sintesi, la tematica che i contributi qui raccolti affrontano in una vasta gamma di contesti culturali e con i punti di vista disciplinari più vari.

Gli Autori

Vera Cantoni è assegnista di ricerca in Letteratura Inglese all’Università di Pavia. La sua formazione, avvenuta presso l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università di Pavia, unisce letterature straniere e discipline dello spettacolo. Facendo tesoro anche di esperienze pratiche in ambito teatrale, studia principalmente la drammaturgia britannica contemporanea e la storia scenica delle opere di Shakespeare. Fra le sue pubblicazioni, New Playwriting at Shakespeare’s Globe, uscito per i tipi di Methuen Drama nel 2017.

 

Nicolò Casella è insegnante di lettere nei licei e cultore della materia per la cattedra di Letteratura Greca. Si è formato presso l’Università di Pavia e l’Università di Torino e fa parte dello staff del Crimta (Centro di Ricerca Interdipartimentale Multimediale sul Teatro Antico) presso l’Università di Pavia. I suoi interessi vertono principalmente sul teatro antico e sulla fortuna del mito antico in età moderna, in particolare nell’opera barocca.

 

Descrizione prodotto

Il Libro

La parola teatrale si presenta per sua natura come orale, sebbene in molti casi la sua origine sia letteraria: il suo medium è costantemente vocale, ma la sua concezione variabile. Questo scarto, insieme all’ulteriore passaggio che vede i testi drammatici spesso conservati in forma scritta, costituisce la premessa fondamentale di una complessa rete di potenzialità espressive per gli artisti e di sfide per gli studiosi. Sul piano semiotico è evidente la peculiarità dei discorsi drammatici, che hanno emissari e interlocutori sul palco, ma anche ulteriori emittenti ‘dietro le quinte’ e destinatari nel pubblico; ponendo l’accento sulla distinzione fra oralità e letteratura, è possibile notare che il parlato dei personaggi è in realtà spesso recitazione di uno scritto, che può a sua volta derivare da una tradizione orale, così come alla ricezione degli spettatori-ascoltatori si può assommare quella di chi legge un copione manoscritto o a stampa. All’incrocio fra parlato-recitando, parlato-parlato e parlato-scritto (o piuttosto, in questo caso, trascritto), le parole pronunciate in scena spesso attingono alle risorse di una cultura orale e al tempo stesso ne danno una preziosa testimonianza, che peraltro viene frequentemente fissata, in contraddizione con la sua natura, scrivendola. L’intreccio verbale è documento di tutto questo processo, artistico e accidentale, e pertanto la sua analisi può gettar luce sia sul ruolo dell’oralità nella creazione drammaturgica sia sul testo teatrale come raro lascito di lingue e culture totalmente o prevalentemente orali. Questa, in estrema sintesi, la tematica che i contributi qui raccolti affrontano in una vasta gamma di contesti culturali e con i punti di vista disciplinari più vari.

Gli Autori

Vera Cantoni è assegnista di ricerca in Letteratura Inglese all’Università di Pavia. La sua formazione, avvenuta presso l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università di Pavia, unisce letterature straniere e discipline dello spettacolo. Facendo tesoro anche di esperienze pratiche in ambito teatrale, studia principalmente la drammaturgia britannica contemporanea e la storia scenica delle opere di Shakespeare. Fra le sue pubblicazioni, New Playwriting at Shakespeare’s Globe, uscito per i tipi di Methuen Drama nel 2017.

 

Nicolò Casella è insegnante di lettere nei licei e cultore della materia per la cattedra di Letteratura Greca. Si è formato presso l’Università di Pavia e l’Università di Torino e fa parte dello staff del Crimta (Centro di Ricerca Interdipartimentale Multimediale sul Teatro Antico) presso l’Università di Pavia. I suoi interessi vertono principalmente sul teatro antico e sulla fortuna del mito antico in età moderna, in particolare nell’opera barocca.

 

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