Totò e Vicé

Totò e Vicé

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Il Libro

Si chiamano solo per esistere, si fanno domande senza rispondersi: sono Totò e Vicé, angeli o demoni, morti o vivi, anime sospese a metà tra il cielo e la terra. Stupiti davanti allo spettacolo metafisico dell’esistenza e ne esplorano il senso dell’assurdo: giocano a palla con la luna, a nascondino con la morte; vanno con gli occhi chiusi per vedere cose che con gli occhi aperti non potrebbero vedere. Tra innocenza e follia, questi due personaggi rappresentano lo scivolamento nel rovescio, il cammino dal noto verso l’ignoto, la loro forza eversiva distrugge ogni pretesa di razionalità. La comicità che ne scaturisce è una critica verso tutti gli assoluti, una dimostrazione della contraddittorietà dell’esistenza. Dal 1993, data del suo primo allestimento, il testo, composto di frammenti, si è moltiplicato in modo labirintico, in molteplici versioni. Poco prima della sua morte, l’autore ha ridisegnato il testo in occasione di questa pubblicazione.
A chiusura del volume, un saggio di Dario Tomasello aiuterà il lettore a posizionare la drammaturgia di Scaldati all’interno della tradizione teatrale italiana.

L’Autore

Drammaturgo, attore e regista palermitano, Franco Scaldati si può considerare come l’apripista della ricca stagione del teatro siciliano contemporaneo. Un dialetto arcaico, e insieme d’avanguardia, è la cifra che caratterizza la sua vasta produzione. Una lingua oscura, carnale, profana, materna, violentemente espressiva; un universo di parole, pronto a svanire, per tornare ad essere vibrazione, che privilegia il suono sul significato. Da questa sua lingua, portatrice di una verità cruda, germina il suo mondo popolato da esseri emarginati, sgraziati, ai limiti della follia, ai limiti della non-vita, ai limiti di tutto. Negli anni Settanta, a Palermo, fonda la Compagnia del Sarto, ma lo spettacolo che lo scopre è Il pozzo dei pazzi, del 1974, riallestito da Elio De Capitani nel 1989, con cui ottiene il Premio Ubu, e la pubblicazione de Il teatro del sarto (Ubulibri, 1990), curata da Franco Quadri. Nello stesso anno, il regista tunisino Chérif cura la regia di Lucio, e de La tempesta di Shakespeare (1996), tradotta in dialetto da Scaldati, che vede lo stesso autore nel ruolo di Prospero. Nel 1997, Roberto Guicciardini mette in scena La locanda invisibile, dove rievoca i rioni della vecchia Palermo, e che gli vale un altro Premio Ubu. Parallelamente, dà vita al laboratorio Femmine dell’ombra, nel quartiere dell’Albergheria, un percorso di condivisione poetica alla ricerca di spazi creativi fuori dai teatri istituzionalizzati. Nascono così testi come La Notte di Agostino il Topo, Sonno e Sogni e Santa e Rosalia. Muore a settant’anni, l’1 giugno del 2013.

Descrizione prodotto

Il Libro

Si chiamano solo per esistere, si fanno domande senza rispondersi: sono Totò e Vicé, angeli o demoni, morti o vivi, anime sospese a metà tra il cielo e la terra. Stupiti davanti allo spettacolo metafisico dell’esistenza e ne esplorano il senso dell’assurdo: giocano a palla con la luna, a nascondino con la morte; vanno con gli occhi chiusi per vedere cose che con gli occhi aperti non potrebbero vedere. Tra innocenza e follia, questi due personaggi rappresentano lo scivolamento nel rovescio, il cammino dal noto verso l’ignoto, la loro forza eversiva distrugge ogni pretesa di razionalità. La comicità che ne scaturisce è una critica verso tutti gli assoluti, una dimostrazione della contraddittorietà dell’esistenza. Dal 1993, data del suo primo allestimento, il testo, composto di frammenti, si è moltiplicato in modo labirintico, in molteplici versioni. Poco prima della sua morte, l’autore ha ridisegnato il testo in occasione di questa pubblicazione.
A chiusura del volume, un saggio di Dario Tomasello aiuterà il lettore a posizionare la drammaturgia di Scaldati all’interno della tradizione teatrale italiana.

L’Autore

Drammaturgo, attore e regista palermitano, Franco Scaldati si può considerare come l’apripista della ricca stagione del teatro siciliano contemporaneo. Un dialetto arcaico, e insieme d’avanguardia, è la cifra che caratterizza la sua vasta produzione. Una lingua oscura, carnale, profana, materna, violentemente espressiva; un universo di parole, pronto a svanire, per tornare ad essere vibrazione, che privilegia il suono sul significato. Da questa sua lingua, portatrice di una verità cruda, germina il suo mondo popolato da esseri emarginati, sgraziati, ai limiti della follia, ai limiti della non-vita, ai limiti di tutto. Negli anni Settanta, a Palermo, fonda la Compagnia del Sarto, ma lo spettacolo che lo scopre è Il pozzo dei pazzi, del 1974, riallestito da Elio De Capitani nel 1989, con cui ottiene il Premio Ubu, e la pubblicazione de Il teatro del sarto (Ubulibri, 1990), curata da Franco Quadri. Nello stesso anno, il regista tunisino Chérif cura la regia di Lucio, e de La tempesta di Shakespeare (1996), tradotta in dialetto da Scaldati, che vede lo stesso autore nel ruolo di Prospero. Nel 1997, Roberto Guicciardini mette in scena La locanda invisibile, dove rievoca i rioni della vecchia Palermo, e che gli vale un altro Premio Ubu. Parallelamente, dà vita al laboratorio Femmine dell’ombra, nel quartiere dell’Albergheria, un percorso di condivisione poetica alla ricerca di spazi creativi fuori dai teatri istituzionalizzati. Nascono così testi come La Notte di Agostino il Topo, Sonno e Sogni e Santa e Rosalia. Muore a settant’anni, l’1 giugno del 2013.

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