Animali da bar

C’era una volta una metropoli.

Dentro la metropoli un quartiere.

Dentro il quartiere, un bar.

Un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero ad una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, a casa subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra.

Sei animali notturni, illusi perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo.

Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si riesca mai ad estirparle.

E se appoggiati al bancone troviamo gli ultimi brandelli di un occidente rabbioso e vendicativo, fatto di frustrazioni, retorica, falsa morale, psicofarmaci e decadenza, oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un oriente portatore di saggezze e valori… valori, però, ormai svuotati e consumati del loro senso originario e commercializzati come qualunque altra cosa.

Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in Animali da Bar.

La morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche del mercato.

E quando l’alcol allenta un pochettino la morsa e ci toglie la museruola… è un grande zoo la notte… una confessione biologica dove ognuno cerca disperatamente di capire come ha fatto a insediarsi tutta quell’angoscia, giorno dopo giorno, da anni, da secoli.

Come abbiamo fatto a non sentirla entrare?

E per quanto riguarda gli altri… beh, cerchiamo di essere realisti.

Possiamo dire di conoscerci appena.

Siamo tutti degli estranei.

Se volete provare l’esatta inesistenza di Dio, salite in una metrò affollata di vostri simili in pieno agosto.

Prefazione di Rodolfo Di Giammarco.

Gabriele Di Luca

Drammaturgo, attore e regista, si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine.

È tra i fondatori di Carrozzeria Orfeo, di cui è autore, regista ed interprete.

Fin dagli inizi si occupa di formazione di attori e drammaturghi.

Nel giugno 2013 riceve, dalle mani di Franca Valeri, il Premio Siae alla Creatività 2013 come migliore autore teatrale.

A ottobre 2018 ha diretto il suo primo film, di cui ha firmato anche la sceneggiatura, tratto dallo spettacolo teatrale Thanks for Vaselina e prodotto da Casanova Multimedia.

Alcuni dei suoi testi teatrali son stati opzionati per futuri progetti cinematografici.

Carrozzeria Orfeo

Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, insieme a Luisa Supino, costituiscono nel 2007 la compagnia Carrozzeria Orfeo, dove sono autori, registi e interpreti, curando anche la composizione delle musiche originali.

Il nome Carrozzeria Orfeo nasce dalla contrapposizione di parole tra loro molto diverse.

La concretezza di una carrozzeria e il simbolo dell’arte.

La fatica del mestiere, il sacrificio, la manualità dell’artigiano e la volontà di vivere un’esperienza onirica.

Tra i loro spettacoli Nuvole Barocche, Sul confine, IdoliThanks for Vaselina, Animali da bar hanno ricevuto numerosi premi.

Tra questi, nel 2012 il collettivo si aggiudica il Premio Nazionale della Critica come migliore compagnia.

Attualmente Carrozzeria Orfeo sta sperimentando nuovi campi, tra cui il cinema.