Antologia del grande attore

Dopo il tramonto della commedia dell’arte, si apre il secondo grande periodo del teatro italiano, in cui il grande attore emerge come personalità dominante, intrepretando sia i classici, sia i drammi della nuova letteratura straniera: da Metastasio e Alfieri si passa a Pellico e Niccodemi, fino alla ri-scoperta di Shakespeare, a Verga e Pirandello.

Dal Modena alla Duse, da Salvini a Zacconi, lo spettacolo teatrale italiano è improntato sui nuovi sentimenti di indipendenza e libertà.

Sorse inoltre il teatro dialettale con i suoi grandi attori popolari in stretta relazione con il varietà (Viviani e Petrolini) e il cinema degli esordi (Fregoli, Musco, fino a De Sica e Totò).

In questa antologia, composta da scritti di critici e degli stessi attori, viene rievocata un’epoca felice dello spettacolo teatrale, in cui campeggia il grande attore, figura che rispecchia e incarna i sentimenti, le convinzioni, gli atteggiamenti della nazione.  

Vito Pandolfi

È stato un critico teatrale e regista.

I suoi studi si concentrano nella storia del teatro italiano sia colto (Antologia del grande attore, 1954; La commedia dell’arte, 1956; Il teatro drammatico dalle origini ai nostri giorni, 1959; Storia universale del teatro drammatico, 1964; Teatro borghese dell’Ottocento, 1967) che popolare (Copioni da quattro soldi, 1960), con felici escursioni nel campo cinematografico (Il film nella storia, 1956).

Come regista teatrale, ha diretto spettacoli tratti da Steinbeck (La luna è tramontata, 1946), Garcia Lorca (La casa di Bernarda Alba, 1947) e Moravia (Beatrice Cenci, 1957), e riproposto classici come alcune novelle scelte del Boccaccio, il Torquato Tasso di Goethe e l’Anfitrione di Plauto.

Nel 1964 ha fondato il Teatro stabile di Roma, di cui è stato direttore fino al 1969.