Appunti di un regista

«Scrivo questo libro, per chi ama il teatro», afferma Tairov (1885-1950).

Quale teatro? Un teatro che sappia «trasportare lo spettatore, verso il leggendario paese della fantasia».

Come? Difendendo la propria totale autonomia creativa nei confronti di altre forme d’arte.

Un teatro che abbia il coraggio di difendere le verità del teatro.

Un teatro «saturo di emozione» al cui centro domini incontrastato l’attore nella sua dimensione di artista professionista.

Questi Appunti di un regista, del 1921, sono una sintesi del programma base di Tairov, un regista che assieme ai grandi titani della scena russa, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, a cavallo della rivoluzione del 1917, è stato in prima linea nel processo di globale revisione della pratica registica e ha contribuito al rinnovamento del mestiere dell’attore.

Traduzione e cura di Silvana De Vidovich.

Aleksandr Jakovlevič Tairov

Nato nel 1885 e deceduto nel 1950, è stato un attore e regista teatrale, considerato tra i registi che ha più influenzato le moderni correnti del teatro internazionale.

Improvvisatosi attore durante gli anni di università, dopo il conseguimento della laurea svolse esclusivamente attività registica.

Nel dicembre 1914 fondò il Kamernyj Teatr [Teatro da camera] di Mosca (chiuso nel 1949) , inaugurandolo con il dramma indiano Sakuntala di Kālidāsa, che fu la prima di una serie di ricerche stilistiche, condotte nel terreno della commedia, del dramma e della pantomima, che culminarono nella rappresentazione di Tamiri il Citaredo di Annenskij del 1916, la prima realizzazione di grande interesse di Tairov.

Da allora il Teatro da camera presentò una quantità di spettacoli di eccezionale portata, alternando vivacissime pantomime a singolari ed astratte realizzazioni tragiche.

Accusato di essere lontano dalle problematiche politiche, negli anni Trenta riesce a sopravvivere al periodo più fosco della storia sovietica, allestendo una serie di testi sovietici di grande successo, tra cui La tragedia ottimistica.

In Tairov fu fondamentale il concetto del predominio dell’attore su ogni altro elemento dello spettacolo (costumi, spazio del palcoscenico): in qualità di vero centro della realizzazione scenica, l’attore deve concentrare in sé le doti di ballerino, cantante, ginnasta, acrobata e giocoliere. Anche il testo era considerato da Tairov come un semplice mezzo offerto al regista per le sue fantasiose creazioni.

Silvana de Vidovich

Si è sempre occupata di teatro russo sovietico, con traduzioni e articoli su varie riviste specializzate; ha insegnato lingua e letteratura in un liceo sperimentale, e ha scritto una Sintesi della Letteratura russa (Vallardi Editore).

Tra le sue traduzioni e curatele più rilevanti si ricordano: la riduzione della Trilogia di A. Suchovo-Kobylin per lo Stabile di Napoli; il Teatro di A. Puškin (Garzanti Editore), L’ottobre teatrale di V. Mejerchol’d (Feltrinelli), e L’ultimo atto di Vs. Mejerchol’d per la casa Usher.

Attualmente, assieme ad altri collaboratori, sta curando una nuova edizione del Teatro di A. N. Ostrovskij, con molti inediti.