Attore, musica e scena

La messa in scena del dramma wagneriano
La musica e la messa in scena
L’opera d’arte vivente

Il volume raccoglie gli scritti di Adolphe Appia da La musica e la messa in scena (1895) a La messa in scena del dramma wagneriano (1899), fino a ciò che, dell’attività teorica e artistica di Appia, costituisce il punto di arrivo: L’opera d’arte vivente (Ginevra, 1921).

Scritti che sono alla base istituzionale della storia della regia.

Secondo quanto rileva Ferruccio Marotti nella prefazione al volume, in cui ricostruisce anche l’insieme dell’attività teatrale dell’artista ginevrino, quel che di più ‘moderno’ l’opera di Appia ci offre è contenuto nel rigore della sua teoria, o meglio nella teoria del suo rigore.

Il sistema di Appia è deduttivo, l’unica premessa è la musica come principio ordinatore.

I passaggi della deduzione si pongono tutti come una equazione il cui primo membro è costituito dalla realtà – negativa – rappresentata da ciò che il teatro è, e il secondo da ciò che il teatro dovrebbe essere, da ciò che il teatro può divenire.

Ogni passaggio non fa che rispecchiare – nella sostanza – il precedente e il seguente: solo gli estremi si configurano, di volta in volta, sotto specie particolari diverse.

All’interno di tale sistema, tutti gli elementi dello spettacolo assumono valori nuovi e insospettati.

Il teatro viene vivisezionato: non di una riforma si tratta, ma di una negazione totale che lascia il posto a una utopia altrettanto radicale.

Prefazione e cura di Ferruccio Marotti.

Adolphe Appia

Nasce a Ginevra nel 1862.

La sua vita, pressoché priva di grandi accadimenti esteriori, cela le idee, i sogni, le sconfitte di un uomo, un «malato di nervi», che la società respinge: troverà la morte in manicomio nel febbraio 1928.

Oltre che dalla pubblicazione delle sue tre opere teoriche, nelle quali riflette sullo spazio scenico e propone importanti innovazioni come quella del palcoscenico plastico, la vita di Appia è segnata dall’incontro con Jacques-Dalcroze e la sua ‘ginnastica ritmica’ (1906), dalla messa in scena delle sue opere fra il 1923 e il 1925, (Tristano e Isotta, L’oro del Reno e La Walkiria, la quale esordisce alla Scala di Milano, con Toscanini) e, fra il 1909 e il 1927, da numerose esposizioni in tutta Europa dei suoi disegni e bozzetti.

Ferruccio Marotti

È nato a Trieste il 1 aprile 1939.

Si laurea in Lettere e Filosofia nell’Università di Roma nel febbraio 1963 e acquisisce la libera docenza in Storia del Teatro e dello Spettacolo nel maggio 1969.

Nel 1965 è professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roman e diventa professore ordinario dal 1981.

Dal 1972, è stato professore incaricato di Drammaturgia nel corso di laurea in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo dell’Università di Bologna e, dal 1975 al 1981, professore di Metodologia della Critica dello Spettacolo.

Dal 1981 al 2010 ha diretto il Centro Teatro Ateneo dell’Università di Roma La Sapienza di cui, dal 1987 al marzo 1994, ha diretto il Dipartimento di Musica e Spettacolo.

Dal 2011 è professore emerito della stessa università.