Fantasmi contro giganti

Scena e immaginario in Pirandello

Una compagnia teatrale fallita, che vaga fuori dalla Città, che l’ha praticamente espulsa, alla ricerca di nuovi pubblici.

La di­rige un’attrice, Ilse, ossessionata dai fantasmi del Poeta, che per lei si è suicidato, e del personaggio di Madre, del testo poetico che si ostina a voler recitare.

Il gruppo si imbatte, nel suo peregrinare, in una strana Villa, nascosta tra i monti, abi­tata da mostruose ed enigmatiche creature che si danno, la notte, a pratiche esoteriche di magia e a giochi oniroidi, per esempio quello di vedere sui muri interni proiettati i prodotti al­lucinati delle proprie fantasie.

I due mondi si contrappongono, si riconoscono, si fondono per un attimo.

Poi la compagnia, i­nutilmente invitata a restare per sempre nel misterioso Ospi­zio, riprende il cammino, per andare a rappresentare la Poesia davanti ai giganteschi lavoratori della Città Nuova.

Qui Ilse verrà sbranata. Questa è la fabula dei Giganti della montagna, testo mitico-allegorico, mai terminato da Pirandello, testamen­to incompiuto, pieno eli segnali profetici e di catastrofiche in­tuizioni sul futuro del teatro nell’industria culturale e nella so­cietà di massa, a forte urbanizzazione.

Questo studio intende decifrare le ambiquità contraddittorie del testo, ricollocandolo nella produzione drammaturgica e nelle pagine narrative precedenti, leggendolo come una formi­dabile metafora del percorso che dalla scena teatrale porta al­lo schermo cinematografico, non solo all’interno dell’opus pi­randelliano, ma entro gli orizzonti tragici-normalizzati della so­cietà novecentesca dello spettacolo.

Prefazione di Luigi Squarzina.

Paolo Puppa

Paolo Puppa, già ordinario di Storia dello spettacolo all’Università di Venezia e direttore del dipartimento di storia delle arti, ha alle spalle volumi su Pirandello, Fo, Rosso di San Secondo, Ibsen, D’Annunzio, Goldoni, Storie della regia e della drammaturgia, monografie su attori come Baseggio, su registi come Brook e sul monologo.

Ha diretto, in qualità di coeditor, nel 2006 per la Cambridge University Press The History of the Italian Theatre, e nel 2007 per l’Università di Princeton Encyclopedia of the Italian Literature.

Nel 2013 è stato coeditor di Differences on stage, per la Cambridge Scholars 2013, premiato col George Freedley Memorial Award, mentre nel 2014 ha pubblicato con ETS La Serenissima in scena: Da Goldoni a Paolini.

Attualmente collabora al Dizionario biografico degli italiani, oltre a co-dirigere la rivista «Archivio d’Annunzio».

Come commediografo, ha all’attivo molti copioni, pubblicati, tradotti e rappresentati anche all’estero, tra cui La collina di Euridice (premio Pirandello 1996) e Zio mio (premio Bignami-Riccione 1999).

Si ricordano, in particolare Famiglie di notte, Venire, a Venezia, Cronache venete, Le commedie del professore e il recentissimo Altre scene. Copioni del terzo millennio.

N 2006 ha ottenuto il premio come autore dall’Associazione critici di teatro per Parole di Giuda, da lui stesso interpretato, mentre nel 2008 ha vinto il premio teatrale Campiglia marittima con Tim e Tom

Nel 2015 ha pubblicato il romanzo Ca’ Foscari dei dolori (Titivillus).

Infine, nel 2018 ha vinto il premio nazionale Ugo Betti, dedicato ai terremotati, con Scosse in famiglia.