I teatri di Pasolini

Pier Paolo Pasolini è stato studiato da molti punti di vista, mettendo in risalto ora la produzione poetica, ora la prosa e la saggistica, ora la cinematografia e l’impegno politico nel leggere il suo tempo.

Ma il suo teatro è stato in genere ritenuto dalla critica qualcosa di minore.

Stefano Casi si propone in questo volume di sradicare tale interpretazione, mettendo in evidenza la centralità del teatro nel pensiero e nell’opera dello scrittore, partendo dall’adolescenza friulana vissuta alla ricerca di una drammaturgia sperimentale e di una lingua nuova che la potesse reggere.

Aldilà dell’analisi minuziosa degli scritti, anche giovanili, destinati dallo scrittore alle scene e a un riesame minuzioso degli allestimenti, il volume mette in evidenza – attraverso una fitta serie di carteggi, appunti, note a margine e documenti autografi spesso inediti – l’autentica vocazione teatrale di Pasolini, rovesciando un luogo comune della critica.

Introduzione di Luca Ronconi.

Stefano Casi

È un ricercatore indipendente, direttore artistico di Teatri di Vita a Bologna, e giornalista professionista.

Ha scritto Pasolini un’idea di teatro (Campanotto, 1990), Andrea Adriatico: riflessi teatri di vita (Zona, 2001), I teatri di Pasolini (Ubulibri, 2005), 600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia (Ets, 2012), Per un teatro pop. La lingua di Babilonia Teatri (Titivillus, 2013), e ha curato i volumi Teatro in delirio (Il Cassero, 1989), Desiderio di Pasolini (Sonda, 1990), Il teatro inopportuno di Copi (Titivillus, 2008), Non io nei giorni felici. Beckett, Adriatico e il teatro del desiderio (Titivillus, 2010), Passione e ideologia. Il teatro (è) politico (con Elena Di Gioia, Editoria & Spettacolo, 2012), Pasolini e il teatro (con Angela Felice e Gerardo Guccini, Marsilio, 2012).

Inoltre ha diretto la rivista culturale «Società di pensieri» (1992-96) e ha insegnato al Dams e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.