Jacques Copeau

O le aporie del teatro moderno

Il primo merito di questo Jacques Copeau o le aporie del teatro moderno sta nell’essersi posto come proprio fine non tanto quello di definire i risultati delle ricerche quali si sono strutturati per Copeau, ma quello di mettere in risalto Ia ricerca stessa nelle sue istanze e nelle sue proposte.

Così Copeau non è stato chiuso nella formula della ‘regia’ (interpretazione del testo secondo un «certo» ritmo unitario da attori-strumento) – che pure è un risultato di Copeau; vengono invece evidenziate le moti­vazioni della ricerca per poter porre domande oggi interessanti, il che è reso possibile e signi­ficante dal rigore con cui Copeau porta avanti la sua poetica.

La stessa struttura dello studio è su questa linea, col proporre due livelli di lettura, con una serie di aggiustamenti (contrapposizioni e rinvii) dello sguardo dall’inserirsi della poetica copeauiana e della sua attività nella sua cultura e nel suo tempo all’evoluzione e all’approfondimento (contraddittorio perché ri­goroso) della sua poetica.

Ne escono fuori, con violenza, le aporie del teatro moderno, quelle difficoltà che il teatro incontra nella sua ricerca di se stesso (difficoltà intrinseche o risolvibili): il teatro oggi deve giustificare il proprio esistere.

Si è rotto l’equi­librio instabile raggiunto nell’Ottocento, si impongono scelte radicali, che al limite significano scelte fra fenomeni non omogenei.

La stessa parola teatro diviene un flatus vocis.

Da queste scelte radicali il necessario rapporto del teatro con la società sembra difficilmente progettabile ed è facile accontentarsi di risolverlo in utopie o nel tentativo di far sopravvivere forme scIero­tizzanti di teatro: di rimandare a valori dati per validi (preliminarmente e indiscriminatamen­te per colmare il vuoto creato dall’assenza di valori propri e di specifiche funzioni.

Di questa basilare schizofrenia che ci sem­bra caratterizzare la storia del teatro moderno, Jacques Copeau è forse il profeta, da questo punto di vista più significativo ancora di capi­ scuola come Appia, Craig o Stanislavskij.

Fabrizio Cruciani

Nato a Roma nel 1942 e deceduto nel 1992 è stato un accademico, uno dei massimi storici e critici teatrali italiani.

Allievo di Giovanni Macchia, si laurea alla Sapienza di Roma.

Studia di storia del teatro e, dal 1971, è docente al Dams di Bologna.

Diventa membro del direttivo dell’Ista, diretta da Eugenio Barba, e cofondatore nel 1986 della rivista «Teatro e Storia».

È inoltre redattore di altre riviste come «Quaderni di teatro» e «Biblioteca teatrale».

Ha diretto una collana di teatro per l’editrice La casa Usher e i quaderni del Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale di Pontedera.

Tra i suoi studi più importanti, in diverse ristampe, Civiltà teatrale nel XX secolo e Lo spazio del teatro.