L’attore biomeccanico

Di nuovo in libreria la preziosa raccolta di scritti sulla biomeccanica che riprende dagli archivi di Mejerchol’d, fortunosamente salvati da Eizenstein dopo la fucilazione del Maestro, gli stenogrammi delle lezioni e dei discorsi, gli appunti degli allievi, le note dei collaboratori dal 1914 fino al 1933.

Per la prima volta sono a portata di mano le fonti immediate della più rivoluzionaria tra le teorie sull’arte dell’attore del ventesimo secolo.

Non un metodo per la recitazione, ma un allenamento: la base per un’idea vitale dell’interpretazione che cancella ogni psicologismo in nome di un’emozione teatrale pura.

Tutta la biomeccanica si basa sul fatto che, se si muove la punta del naso, si muove tutto il corpo.


Quindi uno studio dei rapporti che l’attore deve esplicare nel suo lavoro con le parti del corpo, lo spazio, i partner, l’oggetto della recita, lo spettatore, padroneggiando intenzione, esecuzione fisica, reazione psichica, perché la vita possa attraversare in piena consapevolezza e felicità inventiva il gioco di una ampia rappresentazione.

Curato da Fausto Malcovati, il volume si vale di un’ampia introduzione storica dello studioso pietroburghese Nicolaj Pesoélnskij, che ha potuto raccogliere e vagliare una documentazione rimasta a lungo sparsa e disorganica per metterla a profitto dei teatranti, degli studiosi, ma anche dello spettatore desideroso di penetrare i codici di una delle più alte forme d’espressione, quella dell’attore.

Un uccello che con un’ala sfiora la terra e con l’altra si protende verso il cielo.

V. Ė. Mejerchol’d

Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d

Nato nel 1874 a Penza, è stato tra i registi e maestri di teatro più autorevoli e innovativi del Novecento.

Esordisce come attore nella compagnia del Teatro d’Arte di Mosca guidata da Stanislavskij e Nemirovič-Dančenko, per poi passare alla regia nell’ambito di una propria formazione che fa il giro dei piccoli teatri della provincia russa.

Nel 1905, già noto impresario teatrale, decide di tornare a Mosca, al Teatro D’Arte di Stanislavskij, il quale organizza una nuova compagnia diretta dallo stesso abile Mejerchol’d.

Nasce così l’importante periodo del Teatro Studio di Mosca.

In seguito, presso la compagnia dell’attrice russa Vera Fëdorovna Kommisarževskaja, Mejerchol’d lavora stabilmente a Pietroburgo fino allo scoppio della rivoluzione bolscevica dividendosi tra i due teatri imperiali, Aleksandriskij e Teatro Mariinskij, in cui porta in scena spettacoli di prosa (Don Giovanni o Il convitato di pietra di Molière, L’uragano di Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij) e di teatro musicale (Tristano e Isotta di Richard Wagner, ElettraOrfeo ed Euridice).

La sua poetica viene profondamente condizionata dal lavoro presso la sezione teatrale del Commissariato per l’Istruzione (1917): nel 1920 fonda a Mosca un nuovo teatro, il Teatr RSFSR 1 (Teatro Mejerchol’d dal 1923), e qui rivisita in chiave rivoluzionaria molti classici del teatro russo ed europeo (tra gli altri Albe di Verhaeren, 1920; Mistero-Buffo di Vladimir Majakovskij, 1921; Il revisore di Nikolaj Gogol', 1926; Che disgrazia l’ingegno! di Griboedov, 1928; Dama delle camelie di Alexandre Dumas, 1934; 33 svenimenti da atti unici di Anton Čechov, 1935).

A lui si devono la ricerca e le regole nel campo della biomeccanica dell’attore che avranno grande influenza nella pedagogia teatrale successiva.

Negli anni Trenta è sempre più nel mirino della critica ufficiale che lo accusa di trotskismo e di tendenze contrarie al realismo socialista e va incontro ai suoi anni più bui; la stampa lo attacca, i suoi spettacoli vengono vietati ed è sospeso l’avanzamento del suo progetto per la costruzione di un nuovo teatro.

Accusato di estraneità e ostilità alla scoeità sovietica, il 20 giugno 1939 Mejerchol’d viene arrestato, e il 2 febbraio 1940 viene fucilato.

Fausto Malcovati

È docente di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Milano, traduttore e critico teatrale, e uno dei massimi esperti di teatro e cultura russa.

Oltre ad aver tradotto tutto il teatro di Čhecov e ad aver lavorato sugli scritti teorici dei principali maestri della regia, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, si è occupato di simbolismo russo, in particolare nelle opere di Vjaceslav Ivanov e di Valerij Brjusov, e della narrativa russa della seconda metà dell’Ottocento, con monografie e saggi dedicati a Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

Nel 2016 vince il premio Ubu per il valore della sua ricerca.