La palestra della felicità

Lei e Lui, i protagonisti di questa storia, sono condannati a reiterare un rituale vitale quanto autodistruttivo, finalizzato al darsi la morte, per poter rinascere, per poter rocambolescamente morire, tra mille colpi di scena, ancora e ancora.

«L’amore non va» dirà uno dei personaggi femminili all’uomo che le chiede di sposarla, «L’amore non buca. La morte buca».

Tutto è intrattenimento.

Per esistere bisogna dunque intrattenere, e per intrattenere è d’uopo il morire, anche perché gli attori sono solo in due.

Gli altri, i loro presunti colleghi di un tempo, stando a quanto essi ci dicono «sono stati buttati via», cacciati, considerati inutili.

La finzione è la loro sola possibilità di sopravvivenza.

Contributi di Valentina Arduini, Renato Gabrielli ed Elena Russo Arman.