Lettere

Completamente rielaborata e arricchita di materiali inediti, ricompare l’antologia dell’epistolario dostoevskiano, curata da Ettore Lo Gatto negli anni cinquanta.

Le lettere di Dostoevskij permettono di ricostruire un trentennio di vita letteraria russa della seconda metà dell’ottocento, i suoi interlocutori sono letterati, uomini politici, direttori e redattori di riviste, con cui scambia opinioni, racconta progetti (qualche volta incompiuti), discute di problemi culturali.

Molti dei grandi romanzi della maturità trovano in queste lettere i primi spunti e le linee narrative generali.

Particolarmente importanti ed emozionanti sono le lettere ai famigliari: al fratello Michail (soprattutto quella scritta appena liberato dai lavori forzati, lettera magnifica per slancio e profondità di fede), alla seconda moglie, che gli fu accanto negli ultimi quindici anni di vita; con lei condivide i molti momenti angosciosi dopo la morte del fratello, le gravi difficoltà economiche, la rovinosa passione per il gioco, i lutti famigliari, le impressioni di viaggio (in Germania, Svizzera, Francia e, soprattutto in Italia, dove soggiornò a lungo), i pochi momenti felici.

Un epistolario che è molto meglio di un’autobiografia.

Prefazione di Fausto Malcovati.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Mosca, 11 novembre 1821 - San Pietroburgo, 9 febbraio 1881.

È stato uno scrittore e filosofo russo.

ll suo primo libro, intitolato Povera gente, vede la luce nel 1846, stesso anno in cui inizia a scrivere il suo secondo romanzo, Il sosia.

Vedono successivamente la luce alcuni racconti su varie riviste, tra i quali i romanzi brevi Le notti bianche.

Il 21 marzo 1864 esce sulla rivista «Epocha» le Memorie dal sottosuolo.

Nel 1866 inizia la pubblicazione, a puntate, del romanzo Delitto e castigo.

Nel 1867 comincia a scrivere L’ idiota, mentre nel gennaio del 1879 inizia sulla rivista «Russkij vestnik» la pubblicazione de I fratelli Karamazov.

Considerato un esponente dell’ esistenzialismo, fu un uomo e un intellettuale spesso contraddittorio.

Identificato dapprima come voce della corrente nichilista-populista, capeggiò poi le file degli intellettuali russi più conservatori di fine Ottocento.

Lo scrittore si caratterizza per la sua abilità nel delineare i caratteri morali dei personaggi che appaiono nei suoi romanzi, spesso ribelli, che contrastano con i conservatori dei saldi principi della fede e della tradizione russa.

Muore improvvisamente il 28 gennaio 1881 a San Pietroburgo, nello stesso appartamento dove ora si trova il museo di San Pietroburgo a lui dedicato.

Fausto Malcovati

È docente di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Milano, traduttore e critico teatrale, e uno dei massimi esperti di teatro e cultura russa.

Oltre ad aver tradotto tutto il teatro di Čhecov e ad aver lavorato sugli scritti teorici dei principali maestri della regia, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, si è occupato di simbolismo russo, in particolare nelle opere di Vjaceslav Ivanov e di Valerij Brjusov, e della narrativa russa della seconda metà dell’Ottocento, con monografie e saggi dedicati a Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

Nel 2016 vince il premio Ubu per il valore della sua ricerca.