L’ottobre teatrale

L’attività di Mejerchol’d nel periodo prerivoluzionario si divise tra i piccoli teatri sperimentali, dove portò avanti le sue ricerche sul movimento e sulle tecniche della commedia dell’arte, e i grandi teatri imperiali, dove diresse spettacoli celeberrimi come Don Giovanni di Molière o Un ballo in ma­schera di Lermontov.

Aderì tra i primi alla rivoluzione del 1917 e cominciò subito la sua nuova linea di teatro politico («L’Ottobre teatrale», come lui stesso la definì) con spettacoli come Albe di Verhaeren e Mistero buffo di Majakovskij.

Con­tinuò la sua opera di regista rivoluzionario nel teatro che portava il suo nome: mise in scena classici (La foresta di Ostrovskij, Che disgrazia l’ingegno! di Griboedov, Il revisore di Gogol’) e contemporanei (II mandato di Erdman, L’ultimo decisivo di Viànevskij), suscitando ad ogni ‘prima’ polemiche furiose, attacchi e difese appassionate.

All’attività di regista affiancò costantemente quella di insegnante, lanciando fra l’altro la famosa formula della biomeccanica, che accanto alle scenografie costruttiviste segnò un’epoca nel teatro immediatamente post-rivoluzionario.

Mejerchol’d ebbe poco tempo per scrivere, soprattutto dopo la rivoluzione: ma vastissimo è il suo archivio di materiali registrati o trascritti, anche se raramente il regista ebbe modo di rivederli.

La prima parte del volume raccoglie gli scritti teorici, suddivisi in sezioni tematiche: interventi poli­tici e polemici dei primi anni dopo la rivoluzione, scritti sull’arte dell’at­tore, sulla formazione e i compiti del regista e infine sull'edificio teatrale e la sua nuova struttura secondo le esigenze di uno spettacolo rivolu­zionario.

Nella seconda parte sono raccolti i materiali sugli spettacoli più noti o più documentati: note di regia, stenogrammi di prove, prime letture alla compagnia, interventi ai dibattiti.

Da questa serie di scritti, spesso del tutto inediti in Occidente, viene fuori una emozionante cronaca dal vivo: vent’anni di vita di un uomo che ha avuto un ruolo leggendario nella storia del teatro europeo del Novecento.

Un uomo che ha creduto fino in fondo nella rivoluzione, che ha lavorato e lottato per un mondo migliore.

A cura di Fausto Macovati, con la traduzione di Silvana De Vidovich.

Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d

Nato nel 1874 a Penza, è stato tra i registi e maestri di teatro più autorevoli e innovativi del Novecento.

Esordisce come attore nella compagnia del Teatro d’Arte di Mosca guidata da Stanislavskij e Nemirovič-Dančenko, per poi passare alla regia nell’ambito di una propria formazione che fa il giro dei piccoli teatri della provincia russa.

Nel 1905, già noto impresario teatrale, decide di tornare a Mosca, al Teatro D’Arte di Stanislavskij, il quale organizza una nuova compagnia diretta dallo stesso abile Mejerchol’d.

Nasce così l’importante periodo del Teatro Studio di Mosca.

In seguito, presso la compagnia dell’attrice russa Vera Fëdorovna Kommisarževskaja, Mejerchol’d lavora stabilmente a Pietroburgo fino allo scoppio della rivoluzione bolscevica dividendosi tra i due teatri imperiali, Aleksandriskij e Teatro Mariinskij, in cui porta in scena spettacoli di prosa (Don Giovanni o Il convitato di pietra di Molière, L’uragano di Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij) e di teatro musicale (Tristano e Isotta di Richard Wagner, ElettraOrfeo ed Euridice).

La sua poetica viene profondamente condizionata dal lavoro presso la sezione teatrale del Commissariato per l’Istruzione (1917): nel 1920 fonda a Mosca un nuovo teatro, il Teatr RSFSR 1 (Teatro Mejerchol’d dal 1923), e qui rivisita in chiave rivoluzionaria molti classici del teatro russo ed europeo (tra gli altri Albe di Verhaeren, 1920; Mistero-Buffo di Vladimir Majakovskij, 1921; Il revisore di Nikolaj Gogol', 1926; Che disgrazia l’ingegno! di Griboedov, 1928; Dama delle camelie di Alexandre Dumas, 1934; 33 svenimenti da atti unici di Anton Čechov, 1935).

A lui si devono la ricerca e le regole nel campo della biomeccanica dell’attore che avranno grande influenza nella pedagogia teatrale successiva.

Negli anni Trenta è sempre più nel mirino della critica ufficiale che lo accusa di trotskismo e di tendenze contrarie al realismo socialista e va incontro ai suoi anni più bui; la stampa lo attacca, i suoi spettacoli vengono vietati ed è sospeso l’avanzamento del suo progetto per la costruzione di un nuovo teatro.

Accusato di estraneità e ostilità alla scoeità sovietica, il 20 giugno 1939 Mejerchol’d viene arrestato, e il 2 febbraio 1940 viene fucilato.

Fausto Malcovati

È docente di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Milano, traduttore e critico teatrale, e uno dei massimi esperti di teatro e cultura russa.

Oltre ad aver tradotto tutto il teatro di Čhecov e ad aver lavorato sugli scritti teorici dei principali maestri della regia, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, si è occupato di simbolismo russo, in particolare nelle opere di Vjaceslav Ivanov e di Valerij Brjusov, e della narrativa russa della seconda metà dell’Ottocento, con monografie e saggi dedicati a Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

Nel 2016 vince il premio Ubu per il valore della sua ricerca.