Schermo delle mie brame

Attraverso testi che vanno dalla recensione al saggio teorico, ma legati fra loro da un filo rosso, quasi «frammenti di un discorso d‘amore», Enzo Ungari ricostruisce in questo libro la storia del suo sodalizio con il cinema.

Cinéphile vorace e insaziabile, il suo rapporto con lo schermo si configura come una passione violenta e aberrante, che brucia sé stessa nel giro di dieci anni liberi e avventurosi.

Nel buio delle sale della sua adolescenza come davanti alle immagini dei film della giovinezza e della prima maturità, le figure del Desiderio assumono le forme di una riflessione personalissima, mai vergognosa del piacere che la produce.

Libro insieme autobiografico e critico, Schermo delle mie brame si illumina di immagini lontane fra loro: Hollywood e le nuove ondate del cinema degli anni Sessanta, l’underground americano e il cinema d’animazione, road movies con gli anni Settanta e l’expanded cinema, la scena industriale e quella del Super8, i film mai usciti in Italia e i generi deprezzati dalla critica idealista, come la fantascienza, l’orrore e il cinema pornografico.

Vi si incontrano Hitchcock e Warhol, Antonioni e Disney, Resnais e Brakhage, Kubrick e Bargellini, Bunuel e Wenders, in una parata dove i mostri sacri del cinema internazionale stanno accanto a cineasti più anonimi, o meno conosciuti.

Tutto nel segno di una lucida parabola personale, di un’amorosa follia.

Contributi di Gaetano Aprà e Pietro Spila.

Enzo Ungari

Nasce a La Spezia il 13 luglio 1948, sotto il segno del Cancro.

Trasferitosi a Roma, comincia a lavorare alla rivista «Cinema e Film».

Collabora negli anni con la rivista «Gong» e scritto sui «Cahiers du Cinéma».

Dirige il Filmstudio 70 di Roma e in quegli stessi anni scrive sceneggiature per Dario Argento (Le cinque giornate), Giuseppe Bartolucci (L’ultimo imperatore), Gianni Amico (Io con te non ci sto più) e Walerian Borowczyk (Ars Amandi, l’arte di amare).

Dal 1970 alla morte pubblica opere di critica cinematografica.