Teatri greco-romani in Italia

In Italia sono assai numerose le località che conservano tracce di teatri antichi, greci e romani, e degli altri edifici destinati allo spettacolo.

Ma quale il rapporto – ieri come oggi – tra gli edifici e le città in cui essi sono stati costruiti, esibiti, utilizzati?

In Grecia e a Roma il teatro era solo luogo di spettacolo e di incontro, un’opera di architettura o anche l’elemento di un più vasto programma edilizio?

Inseriti nella rete urbana o collocati lungo le coste, in altura o nelle pianure dell’entroterra, gli edifici sembrano espressioni di un’unica forma architettonica e di un medesimo fenomeno culturale.

Eppure, infinite varianti estetiche e strutturali ne fanno al tempo stesso simboli di tradizione ed esempi di innovazione.

L’opera – destinata alla consultazione, allo studio, all’aggiornamento, al viaggio o alla semplice curiosità – fornisce, in un dizionario di circa duecentocinquanta voci, un’agile e completa informazione sui monumenti per spettacoli teatrali e ludici presenti sul territorio italiano.

Non solo teatri greci e romani, ma anche anfiteatri, semianfiteatri a scena, odea e il cosiddetto theatrum tectum, circhi, stadi, ludi.

Oltre agli edifici ben visibili o accertati da rilevamenti archeologici e topografici, sono anche segnalati quelli identificati su base epigrafica, documentaria o letteraria.

Opere architettoniche di cui, in alcuni casi, è ancora possibile valutare la persistenza e l’uso nei secoli.

Il dizionario si sofferma inoltre sullo stretto rapporto tra i teatri e i luoghi in cui essi furono costruiti.

Nella città greca e romana, infatti, il teatro costituiva uno dei più importanti elementi di edilizia pubblica: la sua posizione determinava la forma della città, il suo utilizzo le trasformazioni storiche e urbanistiche, la sua dimensione il rango dell’insediamento urbano.

Una struttura architettonica, quella teatrale, che, nata in Grecia, mutuata e poi trasformata dai Romani in forme monumentali e scenografiche più elaborate, rappresenta, anche nel campo del teatro, uno dei più rilevanti esempi di sincretismo culturale.

Il progetto è stato realizzato con il contributo di Nicola Savarese.

Vincenzo Blasi

Vincenzo Blasi, nato a Galatina (Le), vive e lavora a Romano di Lombardia (Bg), dove è docente di Lettere presso l’Istituto Comprensivo G. B. Rubini.

Si è laureato all’Università di Lecce in Storia del Teatro e dello Spettacolo con una tesi sulla quinta sessione pubblica dell’Ista (International School of Theatre Anthropology).

Negli anni si è interessato di Antropologia Teatrale, partecipando alla dodicesima sessione dell’Ista (Bielefeld, 1-10 settembre 2000), e di teatro antico.

Ha pubblicato Il teatro romano di Lecce («Dioniso», n. 1, anno 2002) e Da Sabratha ad Aspendos. Due teatri ai confini dell’Impero (In scaena. Il teatro di Roma Antica, a cura di Nicola Savarese, Roma, Electa, 2007) e collaborato con la rivista online «Dionysus ex Machina».