Teatro

Per la prima volta in Italia, un’ampia raccolta di testi teatrali del più grande drammaturgo russo dell’ottocento.

Ostrovskij, autore di più di cinquanta testi rimane, a tutt’oggi, il drammaturgo più rappresentato in tutta la Russia.

A lui si devono drammi sociali e storici, commedie, fiabe.

Nei suoi lavori si rispecchia l’evoluzione della società russa dagli anni cinquanta agli anni ottanta dell’ottocento, anni fondamentali per l’impero zarista, con l’abolizione della servitù della gleba, la sempre più ampia affermazione della classe mercantile (protagonista di molti lavori ostrovskiani), l’avvento di nuove generazioni di speculatori e sfruttatori che si affermano grazie all’arretratezza della società.

La classe mercantile viene descritta come la classe più violenta, prepotente, oscurantista; contro i mercanti spesso si ergono figure femminili che, pur schiacciate dall’intolleranza dell’ambiente sociale in cui vivono, rivendicano una loro purezza e una loro forza interiore.

Stranamente, il teatro di Ostrovskij non ha avuto e continua a non avere grande successo nei teatri europei: è una buona occasione per riscoprirlo, ristudiarlo e rilanciarlo.

A cura di Fausto Malcovati.

Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij

Considerato il fondatore del teatro russo moderno, definito da Turgenev lo «Shakespeare della classe mercantile russa», Ostrovskij fu autore di ben quarantasette opere teatrali con le quali inaugurò il teatro realistico russo.

Nato a Mosca nel 1823, fin da ragazzo Ostrovskij abbozzò scene teatrali, per le quali prendeva spunto dai diversi tipi di piccoli borghesi e commercianti che frequentavano il padre, avvocato civilista.

Anche la mansione di impiegato del Tribunale di commercio che ricoprì tra il 1843 e 1851 gli offrì l’occasione di osservare da vicino il mondo dei commercianti, dal quale avrebbe tratto i personaggi della maggior parte delle sue commedie.

La pubblicazione della prima opera Fra amici ci si mette d’accordo, nel 1850 sul giornale «Il foglio della città di Mosca», fu un successo trionfale: essa fu letta e accolta con entusiasmo dai critici più noti (anche se presto fu bloccata dalla censura, e l’autore fu posto sotto sorveglianza e costretto a dare le dimissioni dal Tribunale commerciale).

Anche la prima opera rappresentata, La fidanzata povera (1853), ambientata nell’ambiente dei piccoli impiegati, fu un capolavoro.

Da allora fino alla morte, Ostrovskij diede quasi ogni anno una commedia, allargando sempre più i suoi orizzonti, comprendendo accanto alla classe mercantile (che pur rimase sempre al centro della sua produzione artistica) altre classi sociali.

Nel 1855 si recò nella regione del basso Volga per incarico del granduca Konstantin Nikolaevič, che lo aveva inserito nella Commissione di letterati incaricata di studiare le condizioni di vita della popolazione: da questa esperienza Ostrovskij trasse ispirazione per il suo capolavoro L’uragano (1859) e per alcuni drammi storici.

Nel 1859 pubblicò la prima raccolta delle sue opere e fondò una Società di soccorso ai letterati, con Turgenev, Nekrasov, Maikov, ricavandone discreti guadagni, dovuti alle letture, che egli faceva in pubblico, delle sue commedie.

Morì nel 1886 nella sua tenuta di Ščelykovo, nel governatorato di Kostroma.

Fausto Malcovati

È docente di Lingua e Letteratura Russa all’Università di Milano, traduttore e critico teatrale, e uno dei massimi esperti di teatro e cultura russa.

Oltre ad aver tradotto tutto il teatro di Čhecov e ad aver lavorato sugli scritti teorici dei principali maestri della regia, quali Stanislavskij, Mejerchol’d e Vachtangov, si è occupato di simbolismo russo, in particolare nelle opere di Vjaceslav Ivanov e di Valerij Brjusov, e della narrativa russa della seconda metà dell’Ottocento, con monografie e saggi dedicati a Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

Nel 2016 vince il premio Ubu per il valore della sua ricerca.