Teatro

Con Vyrypaev viene a galla il marcio di una società che per troppi anni ha represso i suoi lati oscuri. Viene a galla il sottosuolo postsovietico, diverso, ma in fondo non troppo, da quello dostoevskiano, di cui basta citare il famoso incipit: «Sono un uomo malato, sono un uomo cattivo». Anche la sua, come quella di Dostoevskij, ma più estrema, è un’umanità ai limiti, profondamente disturbata, psichicamente instabile, cinica, violenta, sadica, perversa. Un’umanità che non conosce freni inibitori, non conosce tabù, si droga, si ubriaca, aggredisce, uccide, si autodistrugge. Vyrypaev non batte ciglio: il suo occhio osserva, il suo orecchio ascolta, e la vita affiora contorta, confusa, con i suoi accidenti, le sue assurdità, i suoi dolori, le sue volgarità, i suoi squilibri, le sue contraddizioni. Nei suoi testi ci siamo noi, noi come siamo. Noi con il nostro caos interiore, la nostra baraonda esistenziale, il nostro guazzabuglio nascosto, le nostre impronunciabili pulsioni.

Fausto Malcovati

Ivan Vyrypaev

È nato in Siberia nel 1974, a Irkutsk.

È l’autore russo contemporaneo più rappresentato in Europa.

Autore di cinema e teatro, ha firmato la regia di sei film presentati ai più prestigiosi festival, vincendo il Leoncino d’Oro alla Sessantatreesima Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Le sue opere sono edite in russo, tedesco, polacco, francese e inglese.

Dal 2013 al 2016 è stato direttore artistico del Teatro Praktika di Mosca.

Nel 2016 si trasferisce a Varsavia, e fonda la casa di produzione Weda.