Quei maestri del teatro russo tra disciplina e rivoluzione

Andrea Bisicchia su «il Giornale».

Una rassegna in lingua al Piccolo rilancia la grande lezione cominciata da Mejerchol’d e Nekrosius.

La morte di Nekrosius, di matrice lituana, rivoluzionario quanto il suo maestro Mejerchol’d e altrettanto innovatore del linguaggio scenico soprattutto con i suoi Shakespeare barbaraci, grazie all’uso, sulla scena, di elementi primordiali come aria, acqua, fuoco e terra, è l’occasione per poter ritornare a parlare del regista che andò oltre Stanislanskij per traghettare la regia russa verso il secondo e terzo millennio, ovvero verso Vassiliev e Nekrosius.

L’editore Cue Press ha appena pubblicato gli scritti di Mejerchol’d: 1918: Lezioni di regia a cura di Fausto Malcovati, docente di letteratura russa all’Università di Milano che si è occupato di Gogol, Dostoevskij, Tolstoj, ma soprattutto del teatro russo dell’inizio del Novecento, lavorando sugli scritti teorici dei tre maestri più importanti della regia: Stanislavskij, Vachtangov, Mejerchol’d.

La data fa riferimento a uno dei momenti più drammatici della storia dell’Unione Sovietica, quella del 25 Ottobre 1918, giorno della rivoluzione russa, che non fu solo un evento politico o ideologico, bensì anche culturale. I teatri imperiali cedettero il posto a quelli statali, le scene decorative a quelle fatte di nulla, la recitazione declamatoria a quella naturalista, il testo, all’autonomia della messinscena. Ciò che accadde, in quella data famosa, diventerà il modello per le rivoluzioni artistiche successive che coinvolsero l’architettura, la pittura, la musica, il teatro, la scrittura, con l’abbandono della tirannia della parola a vantaggio di una maggiore autonomia della gestualità e dell’uso del corpo, proprio come avviene nel teatro di Nekrosius. Un simile cambiamento contribuì alla trasformazione sociale e a quella della comunicazione dato che, nuovi linguaggi, si affacciarono all’orizzonte di un’era che avrà una certa ’68. L’edizione è a cura di Fausto Malcovati, punto di riferimento per chi voglia mettere in scena un autore russo, non solo per la sua padronanza della lingua e per la conoscenza della letteratura russa, ma anche per le sue competenze teatrali, il quale fa precedere le Lezioni da alcune considerazioni che sintetizzano il momento storico e il lavoro di Mejerchol’d al TEO, oltre che le sue predilezioni nel campo della regia. Le lezioni durarono dieci mesi, dal 26 Giugno 1918 al 27 Marzo 1919, durante i quali il maestro offrì ai suoi allievi una mole di insegnamenti tali da estendersi fino ai giorni nostri.

Personalmente ho letto queste Lezioni come una ministoria del teatro, dato che l’autore parte dalla rivoluzione apportata dai Meininger, dei quali sottolinea l’idea di disciplina, non mostrando, però, fiducia al loro uso smodato del Naturalismo, concepito come riproduzione della realtà, per arrivare all’idea di Gordon Craig, ritenuto più ‘maestro’ di Stanislanskij, perché più creativo e più ‘infedele’, visti i suoi insegnamenti alla Scuola di Firenze (1913), dove gli allievi dovevano imparare la musica, il trucco, la mimica, la danza, ma, soprattutto, dovevano essere degli intagliatori, dei modellisti, dei disegnatori, dei trovarobe. Insomma, per esibirsi, dovevano avere padronanza degli oggetti e dei materiali di scena. Anche Mejerchol’d era un fanatico delle competenze, benché non disdegnasse l’improvvisazione e l’immaginazione, ma su ogni cosa, elevava l’arte della regia, rivendicandone la peculiarità del linguaggio, così come ha sempre fatto Nekrosius. Ai suoi allievi cercò di insegnare la difficile arte del teatro, anche di quello che si fa fuori dai luoghi deputati, essendo un sostenitore del teatro di strada, della pantomima, dell’uso del ‘grottesco’ nella recitazione.

Nacque così lo spazio del teatro greco, a cui si ispirò anche quello circense, come dire che basta un nulla per approntare un palcoscenico: un vicolo a fondo chiuso con una scena sopraelevata, un granaio rotondo con dei semplici materiali, come corde o canne di bambù, per dare l’idea di un Globe Theatre. Ciò che conta è immaginare e lasciare agli altri di farlo. Le sue Lezioni, in fondo, stanno a base del primo momento più significativo sui processi di trasformazione della scena internazionale che avrà in Nekrosius il suo continuatore. A testimonianza di quanto il teatro russo continui a essere all’avanguardia nell’uso del linguaggio scenico, ricordo gli spettacoli, in lingua originale, che debutteranno al Piccolo Teatro: Your Gogol. The last Monologue, Eugenenij Onegin, una sorprendente lettura di Le tre sorelle e il Poema, di Aleksander Blok: The Twelve, appuntamenti da non perdere per conoscere il tracciato che da Mejerchol’d arriva alla regia russa contemporanea.