Tutti i palchi portano a Parigi

Camilla Tagliabue su «Il Fatto Quotidiano».

Parigi val bene una messa in scena: con le sue centinaia di sale, le sue decine di teatri pubblici e privati, i suoi numerosi festival ed eventi, la Ville Lumière può, a buon diritto, essere considerata una delle capitali mondiali dello spettacolo dal vivo. Non a caso, la piccola casa editrice Cue Press ha deciso di lanciare una collana di Guide Teatrali, curata da Andrea Porcheddu, iniziando proprio da Parigi. La città dei teatri, a firma di Valentina Fago.

Tra prontuario turistico e bigino storico-geografico, questo gustoso libro di viaggio mappa l’intero circuito teatrale metropolitano, ramificato capillarmente in tutti i quartieri, e riporta numeri utili, informazioni di servizio e chicche per giramondo dei palcoscenici: dai calendari delle stagioni ai costi dei biglietti, dalle kermesse estive alle letture indispensabili, da orari e indirizzi alle dritte enogastronomiche per il dopo recita…

Oltre a un breve excursus storico, la guida è articolata in capitoli per arrondissement: si parte dal centro con La maison de Molière, ovvero la Comédie Française e la sua compagnia di sessanta attori permanenti, strutturata ancora secondo l’antica e aristocratica gerarchia, e si arriva al T2G Gennevilliers nelle banlieues, zigzagando per gli stabili nazionali, i café concert, i cabaret, l’Opéra e l’Odéon, il Théâtre des Bouffes du Nord e la Cartoucherie, i circhi e gli spazi underground, i centri di drammaturgia contemporanea e il Lévi-Strauss, dove assistere a canti e balli dei pigmei del Congo o alle marionette vietnamite. Ma non è tutto oro quel che luccica, neppure nella brulicante Ville Lumiére: la Francia è stata, infatti, tra i primi paesi a decentralizzare l’offerta, portando il teatro in periferia. Tuttavia, chiosa Stanislas Nordey nel suo prezioso contributo critico, l’operazione «non è riuscita, in sessant’anni, a toccare le fasce sociali basse e mediobasse. E questo lo reputo un fallimento».

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