Rosso: Logan e i solipsismi di Rothko

Francesco Bove su «L’Armadillo Furioso».

Rosso è un testo di John Logan, edito da Cue Press, ispirato alla biografia di Mark Rothko, pittore americano, che ottenne una commessa importantissima, alla fine degli anni Cinquanta, per creare dei murali per il Four Season Restaurant.

Le pièce sulle vite dei pittori rischiano sempre di enfatizzare la figura dell’artista bohémien tralasciando l’aspetto artistico. John Logan, invece, supera questi ostacoli con grande maestria sia perché la vita di Rothko era un tutt’uno con la sua arte e sia per la tensione emotiva delle sue opere.

Rosso non è un testo perfetto: nella prima parte rischia di essere pesantemente didascalico nello scambio di battute tra Rothko e Ken, il suo assistente, ma il dramma cresce man mano che Ken acquisisce consapevolezza della sua vita e del suo rapporto con l’arte e l’integrità del suo datore di lavoro disintegrata da una commessa importante. Ed è qui che Logan diventa sublime: riesce a far entrare il lettore-spettatore nelle maglie della pittura di Rothko, nelle contraddizioni di un’arte vissuta come vocazione e sofferenza.

Un ritratto di artista veritiero e credibile, un dramma moderno convincente sulle pieghe dell’animo dove il gesto pittorico e quello umano diventano un tutt’uno. Rothko vuole essere capito e, per motivare il suo bisogno inespresso, tira in ballo la pittura occidentale, Nietzsche, Sheakespeare, Jung. Ken, invece, è uno studente intelligente, che vuole apprendere il mestiere ma, al contempo, cercare di cogliere il senso ultimo della pittura e dell’Arte.

Visto da un altro punto di vista, Rosso, invece, potrebbe sembrare un espediente narrativo attraverso il quale Logan utilizza Rothko per affermare alcune sue posizioni sull’arte mainstream ma, in realtà, è un lavoro erudito e accattivante che diverte e appassiona spingendo la riflessione anche al di là dell’opera stessa di Mark Rothko.

Quest’anno Francesco Frongia ha riportato in scena il testo di Logan affidandolo all’arte e alla maestria di Ferdinando Bruni, affiancato da Alejandro Bruni Ocaña.

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