La parola alta

Sul teatro di Pirandello e D’Annunzio

Nello scialbo panorama del teatro italiano di fine Ottocento, Pirandello e D’Annunzio propongono la parola alta quale modello di un lessico inventato e ne ipotizzano la validità, condizionando sempre più la messa in scena delle loro opere.

Il saggio esamina il teatro dei due grandi autori privilegiando la dialettica tra pagina scritta e scena, individuando il bisogno di palcoscenico implicito nelle battute dei loro copioni.

Paolo Puppa

Paolo Puppa, già ordinario di Storia dello spettacolo all’Università di Venezia e direttore del dipartimento di storia delle arti, ha alle spalle volumi su Pirandello, Fo, Rosso di San Secondo, Ibsen, D’Annunzio, Goldoni, Storie della regia e della drammaturgia, monografie su attori come Baseggio, su registi come Brook e sul monologo.

Ha diretto, in qualità di coeditor, nel 2006 per la Cambridge University Press The History of the Italian Theatre, e nel 2007 per l’Università di Princeton Encyclopedia of the Italian Literature.

Nel 2013 è stato coeditor di Differences on stage, per la Cambridge Scholars 2013, premiato col George Freedley Memorial Award, mentre nel 2014 ha pubblicato con ETS La Serenissima in scena: Da Goldoni a Paolini.

Attualmente collabora al Dizionario biografico degli italiani, oltre a co-dirigere la rivista «Archivio d’Annunzio».

Come commediografo, ha all’attivo molti copioni, pubblicati, tradotti e rappresentati anche all’estero, tra cui La collina di Euridice (premio Pirandello 1996) e Zio mio (premio Bignami-Riccione 1999).

Si ricordano, in particolare Famiglie di notte, Venire, a Venezia, Cronache venete, Le commedie del professore e il recentissimo Altre scene. Copioni del terzo millennio.

N 2006 ha ottenuto il premio come autore dall’Associazione critici di teatro per Parole di Giuda, da lui stesso interpretato, mentre nel 2008 ha vinto il premio teatrale Campiglia marittima con Tim e Tom.

Nel 2015 ha pubblicato il romanzo Ca’ Foscari dei dolori (Titivillus).

Nel 2018 ha vinto il premio nazionale Ugo Betti, dedicato ai terremotati, con Scosse in famiglia.

Nel 2019 ha ottenuto il premio Marionetta d’Argento per la critica teatrale, intitolato a Rosso di San Secondo.