Vittorio Gassman

Se pensiamo a un attore del Novecento a tutti viene in mente Vittorio Gassman. Una carriera con oltre cento film, uno ampio ventaglio di possibilità espressive, dal comico al tragico, dal drammatico all’umoristico, un apprendistato nel teatro mai definitivamente abbandonato, nonostante la fama in pellicole divenute parte dell’immaginario collettivo (da I soliti ignoti a La grande Guerra).

Erede di quel teatro all’antica italiana affermatosi nell’Ottocento, vero mattatore al centro di ogni rappresentazione, Gassman riassume nel suo percorso una fase di passaggio che corrisponde all’affievolirsi della centralità del teatro nell’immaginario popolare. Anche per questo, come scrive Roberto De Monticelli, Gassman ha cercato nel cinema nuove strade per parlare a tutti, tornando regolarmente alle scene in un esame di coscienza reiterato sul mestiere dell’attore. Nel presente altrettanto instabile che viviamo, è utilissimo riscoprire il suo lavoro su Shakespeare o Manzoni, la sua scoperta del cinema, i rapporti con altri mostri sacri della recitazione come Salvo Randone o Paola Borboni.

I giovani attori e attrici, ma anche tutti gli appassionati di teatro, possono riconoscersi nelle peripezie dell’autobiografia Un grande avvenire dietro le spalle. Vita, amori e miracoli di un mattatore narrati da lui stesso (2021), originariamente uscito nel 1981 per Longanesi. Un percorso fra teatro e vita in cui dall’infanzia si giunge all’amore, dall’apprendistato alla riflessione sulla quotidianità al cospetto della finzione del palcoscenico, una confessione letteraria perfetta per essere recitata, come suggerisce la straordinaria introduzione di Emanuele Trevi.

Il registro vira al finzionale (ma non per questo è meno reale) nel successivo Memorie del sottoscala (prima edizione nel 1990, uscito per Cue Press nel 2022), dove la voce narrante, alter ego del nostro attore, confessa le sue memorie a un analista, affrontando di petto la depressione e pensando al teatro come stratagemma pubblico per analizzarsi e comprendersi, attori o spettatori: «il bisogno di quella ‘follia’ che permette di salire su un palcoscenico e recitare» (dalla prefazione di Vittorino Andreoli).

Completano i testi nell’attuale catalogo due volumi che permettono a studiosi, studenti e appassionati di collocare la figura di Gassman nel contesto del teatro, del cinema e della società dei suoi anni. Il mestiere dell’attore (prima ed. 1992, Cue Press 2022) è un’avvincente conversazione, colloquiale ma mai banale, sulla recitazione e sull’essenza dei personaggi con la giornalista Rita Cirio, mentre Vittorio Gassman attore multimediale (2022) è un compendio di documentati saggi della docente e storica Arianna Frattali: gli esordi e il rapporto con Luchino Visconti, la nascita di un neo-divo, l’approdo televisivo con la trasmissione Il mattatore, l’incontro con Luca Ronconi, la relazione teatrale con il figlio Alessandro nell’eredità fra teatro e cinema e molto altro.

Infine, una chicca in uscita nei prossimi mesi: il fotoromanzo Romeo e Giulietta uscito sulla rivista Grand Hotel nel 1958, ulteriore esempio della versatilità disciplinare di Gassman, nonché preziosa testimonianza del concetto di popolare (il volume è accompagnato da un testo autobiografico dell’attore).

VittorioGassmann_Diletta_1
2.jpg
VittorioGassmann_Diletta_2