Linguaggio e retorica del cinema

Questo libro si propone di illustrare il doppio regime di rappresentazione su cui è fondato il cinema.

Da una parte quello visivo, caratteristico delle immagini, che consiste nell'arte del mostrare; dall’altra parte quello discorsivo, in cui le immagini vengono connesse e coordinate in un discorso e in un racconto.

Questi due livelli, per quanto inseparabili, non sono identici e si influenzano e si modificano reciprocamente, facendo del cinema un’arte di confine fra il dire e il mostrare, fra il parlare e il tacere.

Partendo da una descrizione della cultura immaginifica in cui nasce il cinema alla fine dell’Ottocento, l'autore si sofferma a rilevare il carattere ambiguo dell’esperienza visiva, razionale e selvaggia, distaccata e coinvolgente, per passare poi ad una riflessione su come le immagini si compongano in un discorso e come nasca, dal loro accostamento, un senso che è diverso da quello delle immagini stesse.

Anche il rapporto fra tecnica e teoria assume un’importanza affatto nuova, fino a suggerire una vera e propria teoria della tecnica.

Si passa poi alla figura del narratore cinematografico: chi racconta le storie, chi mostra le immagini che vediamo?

E da questa nasce un’ulteriore domanda: a chi si rivolge il film?

Chi è il misterioso destinatario seduto nella sala buia?

Emerge così la figura dello spettatore, autentico interprete del film.

Ma in che senso lo spettatore è interprete?

Sandro Bernardi

Nato nel 1949, è professore di Storia e critica del cinema alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze.

È collaboratore di numerose riviste fra cui «Bianco Nero», «Drammaturgia», «Positif», «CinémAction».

Ha curato l’antologia sul cinema comico italiano Si fa per ridere (1985) e, tra le sue pubblicazioni più importanti, alcune delle quali tradotte in Francia e Stati Uniti, abbiamo Kubrick e il cinema come arte del visibile, Il paesaggio nel cinema italiano e Marco Bellocchio.