Cue Press – prima casa editrice a privilegiare il digitale al cartaceo e dedicata allo spettacolo – pubblica, a cura di Nicola Arrigoni, Giorgio Strehler e Paolo Grassi «Eccoci!» Alle origini del Piccolo Teatro negli articoli del quindicinale del Guf di Cremona. Sono scritti apparsi nel 1943 dei fondatori del primo teatro stabile italiano.
La rivista era del Gruppo Universitario Fascista (Guf) di Cremona, nata nel 1935 come foglio d’ordini e diventata, nel 1937, quindicinale, recando dicitura «Credere, Obbedire, Combattere» a caratteri autografi e firma del Duce. I testi, interessanti e noti per lo più agli addetti ai lavori, «aspirano ad avviare un dibattito politico a livello nazionale», scatenano accesi dibattiti «tra i ‘vecchi’ e i ‘giovani’ (…) discorsi di innovazione artistica» e di ribellione «alla statica struttura del campo culturale», avviano polemiche contro il teatro istituzionale e quello commerciale, spiegano come dovrà essere il Nuovo Teatro, la sua funzione, soprattutto sociale, di accrescimento culturale e di servizio pubblico per la comunità, della sua forma, «fisica», del superamento della barriera tra palco e pubblico e delle «pareti sceniche».
Insomma i prodromi delle basi del Piccolo Teatro di Milano, fondato nel 1947 da Grassi e Strehler, con Mario Apollonio e Nina Ninchi, moglie di Grassi. Strehler e Grassi, come altri intellettuali che hanno attraversato il fascismo, sono spinti alle pulsioni «rivoluzionarie» e «innovative e moderniste», presenti negli inizi «sansepolcristi», del fascismo e del loro scontro inevitabile con quelle del fascismo governativo. Dibattiti presenti anche su altre riviste del Ventennio, in un sistema che offriva spazi di critica e libertà a chi «formerà la classe intellettuale del secondo dopoguerra», mostrando la concezione del teatro, nel senso greco-romano, e la sua funzione sociale e catartica.
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