Si muove in ambiti al contempo poco studiati e notoriamente codificati il complesso rapporto di Federico Fellini con la scrittura e gli scrittori, rivestendo un ruolo fondamentale per la comprensione del suo immaginifico universo cinematografico. Da un lato, infatti, l’analisi della dimensione dello script nei suoi film merita nuovi aggiornamenti rispetto alla dimensione iconografica e visuale. Dall’altro, la promozione di Fellini a soggetto culturale legittimato al confronto con intellettuali e scrittori quali Italo Calvino, Milan Kundera, Georges Simenon (solo per citarne qualcuno) è un terreno fertile di elaborazione critico-teorica degna di ulteriori e calibrati approfondimenti.
La collaborazione con il Fellini Museum di Rimini e il Dipartimento delle Arti di Bologna dà il via a una nuova serie di pubblicazioni che la dinamica casa editrice Cue Press dedica al regista riminese: i Fellini Studies. Di questi ne fa parte il volume Fellini, la scrittura, gli scrittori, curato con puntuale meticolosità da Marco Leonetti e Roy Menarini, che esplora le movimentate e audaci relazioni tra Fellini, la stampa, l’editoria, la letteratura, gli adattamenti, attraverso saggi intersettoriali e studi di caso di questo formidabile affascinatore di masse, oltre che artista cautamente ‘anarchico’ (per parafrasare Goffredo Fofi). Naturalmente, di fronte a un campo di approfondimento così vasto come quello del rapporto tra la filmografia felliniana e la letteratura, i saggi contenuti nel volume rappresentano (ovviamente) una riflessione parziale che tocca alcuni punti decisivi ma lascia spazio e modo per ulteriori e imprevedibili analisi.
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