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Fellini e la scrittura
7 Luglio 2026

Fellini e la scrittura

Marcello Moriondo, «Buscadero»

Su Federico Fellini si sono spese montagne di carta. Il cinema del maestro; i film più importanti, i suoi attori, ma soprattutto le sue attrici; le location dei suoi film, Roma, Rimini.
Si è scritto del Fellini delle opere d’arte che raccontano i suoi sogni, le sue manie, gli alieni, i fantasmi. Ora è uscito, per Cue Press, Fellini, la scrittura, gli scrittori, a cura di Marco Leonetti e Roy Menarini. Ovvero, il suo rapporto con la letteratura e la scrittura di chi ha ispirato le sue opere, i testi dei suoi scrittori preferiti, quelli che in qualche modo hanno influenzato tutto il suo percorso artistico. Nel libro si parla anche della sua stessa scrittura, che non si limita alle sceneggiature (come se queste non bastassero). C’è tutto un mondo dietro le quinte delle sue realizzazioni che non si limita al linguaggio tecnico, alla fotografia o alla scenografia. C’è la scrittura dei testi che viaggiano nella mente di Fellini e lo indirizzano in un percorso, spesso improvvisato, verso la messa in scena, subito prima della battuta del ciak.

Ed ecco che i set si trasformano in una macedonia di immagini «rubate» alla fantasia degli autori da Fellini amati. Questo libro collettivo parte con Ermanno Cavazzoni, co-sceneggiatore di La voce della luna (1990), ultimo film realizzato dal regista, che racconta com’è nato il progetto grazie alle influenze di scrittori e poeti del calibro di Leopardi, Tommaso Landolfi, Perrault, Palazzeschi e, per il personaggio di Roberto Benigni, il Collodi di Pinocchio, opera adorata, da Fellini, al pari del Castello di Franz Kafka. Nel libro si parla degli incontri e delle lettere scambiate con Georges Simenon, presidente della giuria a Cannes nel 1960, quando Fellini si aggiudicò la Palma d’Oro per il miglior film con La dolce vita.

Si racconta di tutti i suoi amati scrittori.
Milan Kundera considerava il regista «l’ultimo gigante dell’arte moderna». Edgar Allan Poe, dal cui racconto Mai scommettere la testa con il diavolo venne tratto il mediometraggio Toby Dammit, inserito in Tre passi nel delirio. La travagliata realizzazione del Casanova. In qualche modo, già scriveva Fellini stesso, anche col linguaggio del fumetto e della satira, cioè il disegno come scrittura, attraverso le vignette del Marc’Aurelio, fino ad arrivare alle sceneggiature poi illustrate da Milo Manara, una su tutte Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. Sono solo alcuni tra un’infinità di aneddoti e rivelazioni sulla scrittura che vedono sempre Fellini protagonista in questo libro davvero prezioso.