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«Il mio Dioniso è lo straniero dentro di noi»
25 Giugno 2026

«Il mio Dioniso è lo straniero dentro di noi»

Katia Ippaso, «Il Messaggero»

La cecità di un potere arrogante, senza memoria, domina il mondo, nell′antica Tebe così come oggi. Solo Tiresia vede, inascoltato. Finché quello stesso mondo che si credeva eterno non collassa. Sotto la spinta di una forza interna, troppo a lungo dimenticata. Esiliato e offeso, Dioniso torna da Oriente per ricordarci chi siamo e chi siamo diventati. Non sarà gentile. Theodoros Terzopoulos rilegge Le Baccanti di Euripide come un monito sul presente: «Non possiamo ignorare ne trascurare le corrispondenze con l′attuale crisi umanitaria» spiega il regista greco, a poche ore dall′apertura del Teatro Ostia Antica Festival, per il secondo anno consecutivo curato dal Teatro di Roma di Roma, anche produttore dello spettacolo, all′Ert-Emilia Romagna Teatro e all′Attis Theatre Company: stasera e domani (ore 21). Terzopoulos si confronta ancora una volta con la tragedia euripidea, ma è inedito il cast di soli interpreti italiani: Roberto Latini (Dioniso), Alvia Reale (Agave), Enzo Vetrano (Cadmo), Stefano Randisi (Tiresia), Cacciola (Penteo), Paolo Musio (Corifeo), Gemma Carbone (Corifea), Giulio Germano Cervi (Primo Messaggero), Rocco Ancarola (Secondo Messaggero), più gli attori del coro. Il maestro greco, che, oltre a curare la regia firma anche il disegno scenografico, le luci ei costumi di scena (mentre
le musiche sono di Panagiotis Velianitis) racconta al Messaggero la visione che ha guidato l′ultima variante di un′opera-mondo che sfugge al tempo, inseguendo la vo-
cedi Dioniso.

Quale è il cammino del dio?

Dioniso inizia il suo viaggio dal Tmòlo e attraversa il Medio Oriente – oggi in fiamme – per giungere nel Mediterraneo e in Grecia. Attraversa lo spazio e il tempo e arriva come un rifugiato, come un fantasma del presente, per ricordare che la ferita sanguina ancora. Ma, al di la dei riferimenti contemporanei, Dioniso incarna anche lo Straniero, sia quello che si trova di fronte a noi, sia quello che si annida dentro di noi. Entrambi i casi richiedono comprensione, accettazione e riconciliazione.

Nel mondo contemporaneo, dove possiamo trovare tracce dello spirito dionisiaco?

Nel corso dei secoli, Dioniso incarna la doppia identità e le contraddizioni dell′uomo, racchiude in sé e concilia coppie di opposti: la luce e l′oscurità, la ragione e l′istinto, la vita e la morte. Dioniso rappresenta l′archetipo dell′uomo in conflitto: è l′emarginato, l′esiliato, che e stato represso, disprezzato, deriso e che viene a sovvertire le convenzioni e rivendicare la propria posizione. Incarna inoltre la forza sovversiva della natura che soffre per gli interventi umani incontrollati su di essa e si vendica – spesso in modo incontrollato.

In che modo il dio che e insieme «maschio e femmina, uomo e animale», si affaccia sulla scena del teatro?

Dioniso si trova nel ripristino dell′attore al centro della scena e della creazione: nel corpo sofferente dell′attore che pulsa di estasi ed energia, nel suo corpo e nella sua voce che riempiono la scena e non sono sostituiti da supporti tecnologici.

Era il 1994 quando per la prima volta si trovò a dirigere attori italiani, nell′Antigone rappresentata al Teatro Olimpico di Vicenza. Ci sono affinità tra il Metodo Terzopoulos e la nostra tradizione teatrale?

Nutro un grande rispetto per gli attori italiani. Non so se abbia un ruolo anche l′affinità mediterranea, il temperamento mediterraneo, ma in ogni caso troviamo codici di comprensione reciproca. E se vogliamo trovare degli elementi comuni, direi che la tradizione teatrale italiana – a differenza di quella centroeuropea – ha sempre
considerato il corpo come il principale mezzo espressivo e ha dato enfasi al ritmo della parola.

La scenografia richiama l′arte di Yannis Kounellis. In che modo?

Il paesaggio è un′installazione scenica astratta che omaggia il mio amico Kounellis. Al centro si trova il cerchio dell′esistenza e della collettività, dove trovano rifugio le Baccanti in fuga. Sul retro si trova il palazzo, dove l′anziano Cadmo, come un vampiro, si mantiene in vita con trasfusioni di sangue e respirando ossigeno. E il potere che non molla mai e ricorre a ogni mezzo per poter sopravvivere».

Come le parla la Roma antica e come vive la metropoli contemporanea?

Ciò che mi affascina di Roma è che la città stessa funge da costante richiamo alla sua storia, da memoria storica. Con una passeggiata in città, puoi vedere la Roma antica, il Rinascimento, le ferite della Seconda Guerra Mondiale, l′arte e la vita contemporanee. E come se il tempo, secoli di storia e arte, si condensassero in un unico luogo.

Come descriverebbe invece Atene, la città in cui ha scelto di vivere?

Anche quando lavoro all′estero (pure per sei mesi di fila), torno sempre ad Atene. Lì c′è la mia casa, lì c′è anche la mia base teatrale, al Teatro Attis, nel Metaxourgeio, un quartiere degradato che un tempo era uno dei più belli del centro storico, molto vicino all′antico
cimitero del Kerameikos. Questa è Atene, una città contraddittoria: da un lato possiede una ricchezza antica, ma dall′altro lato si caratterizza per un′edilizia anarchica e per l′incuria. Però, è proprio il suo caos che ti tiene all′erta. Certamente non è un ambiente asettico che ti permette di coltivare illusioni.