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La città invisibile. Voci e storie nelle carte dei tarocchi – regia Gianfranco Pedullà
13 Gennaio 2026

La città invisibile. Voci e storie nelle carte dei tarocchi – regia Gianfranco Pedullà

Valeria Ottolenghi, «Sipario»

All’Isola di Gorgona nell’ambito dell’undicesima edizione di «Destini Incrociati», dopo la Trilogia del mare è Calvino la nuova fonte d’ispirazione.
Straordinari maestri guida Migliorini (drammaturgia), Pedullà (regia) e Giorgi (musica).

Calvino! Dopo la magnifica Trilogia del mare, di cui si è scritto, e con il più grande entusiasmo, in questo spazio di Sipario, comprendente UlisseMetamorfosi e Una Tempesta, come poter andare avanti? Perché Prospero, in riva al mare, sul molo dell’isola di Gorgona, aveva spezzato la bacchetta magica della creazione teatrale, liberato Ariel, mentre sulla riva si stava celebrando il rito nuziale di Miranda e Ferdinando: altrove nuove storie, avventure, tra ricordi, sogni, speranze? Ma l’isola della tempesta shakespeariana aveva ancora bisogno di nutrirsi dei linguaggi della scena, i detenuti che l’abitavano sentivano l’urgenza di andare avanti.

«Se il lavoro è fondamentale per chi vive in detenzione – ha detto Carlo Mazzerbo, direttore della Colonia Agricola della Gorgona, ora in pensione, che tanto aveva creduto nel progetto di Gianfranco Pedullà – è con il teatro che ho visto le più profonde trasformazioni». Lo sguardo va oltre, si studia per capire meglio, c’è la gioia collettiva del lavoro condiviso, del successo che nasce dall’impegno di ciascuno ma tutti insieme, nel piacere dell’accordo comune.

Ecco, sì: Calvino! Lo scrittore specialista nel moltiplicare narrazioni, creare intrecci, giochi combinatori di personaggi e situazioni: perfetto. E lo scrittore era già sentito come presenza stimolante nella storia del teatro in carcere in Italia: «Destini Incrociati» è stato sin dalle origini il titolo della rassegna internazionale che ogni anno si svolge in diverse città italiane, con il ritorno in Toscana per l’undicesima edizione, la prima avviata proprio tra Firenze e Lastra a Signa con Gianfranco Pedullà e il suo Teatro Popolare d’Arte. E così alla Gorgona il lavoro è ripreso a partire da Le città invisibili di Calvino: Chiara Migliorini, che aveva partecipato alla realizzazione della Trilogia del mare a più livelli, anche attrice di raffinata sensibilità, sempre puntuale, intensa la sua presenza in scena, si è presa la responsabilità di condurre il laboratorio di drammaturgia, raccogliendo racconti, idee, ricordi, visioni dei detenuti, cercando con loro gli spazi più idonei alla messa in scena, anche questo spettacolo itinerante, con l’isola che dialoga, partecipa all’azione in tutti i suoi molteplici aspetti.

Non solo: filo rosso della narrazione sono stati i tarocchi, su cui Calvino aveva studiato a lungo, utilizzandoli proprio per i «Destini Incrociati», nel Castello e poi anche per la Taverna. Così La città invisibile. Voci e storie nelle carte dei Tarocchi ha debuttato quest’estate, tre repliche tra gli ultimi giorni di giugno e il primo di luglio. Partenza dal porto di Livorno. Allora, con infinito rincrescimento, non si era riusciti a vederlo. Ma fortunatamente è stato possibile incontrare questo spettacolo straordinario – così come tutta la trilogia – in occasione della rassegna organizzata dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere,
Cntic, che si è svolta dal 12 al 15 novembre tra Firenze, Livorno – e la Gorgona! E proprio per avere il tempo di raggiungere l’isola, andata e ritorno con spettacolo, quest’anno si è aggiunto un quarto giorno agli abituali tre del festival durante il quale si vedono spettacoli nel carcere del territorio, se ne ospitano altri che vengono anche da lontano (in quest’ultima edizione da Civitavecchia e da Brindisi), vengono presentati libri, alcune compagnie illustrano i loro video, si aprono confronti e dibattiti su temi e problemi legati al teatro in carcere.

Il mare di novembre non è quello dell’estate. Onde alte all’andata, ma ancora più forti al ritorno che hanno costretto tutti a stare all’interno con il traghetto che sobbalzava non poco. Ma grande era stata la gioia per quella «città invisibile» ospitata nella rassegna che, in onore di Calvino alla Gorgona, era stato intitolata Le città visibili. L’arte del teatro sulla scena del carcere: lo stesso Pedullà aveva approvato con grande soddisfazione tale scelta. Perché tra i molti compiti del teatro in carcere c’è anche quello della visibilità, mostrare al pubblico l’eccellenza degli spettacoli realizzati dai detenuti, lì dove si va fondendo in un’unica poetica la partecipazione degli interpreti e la cura teatrale dei maestri guida, alla Gorgona insieme a Chiara Migliorini (drammaturgia) e Gianfranco Pedullà (regia) anche Francesco Giorgi (musiche), un trio speciale, eccellenze che insieme moltiplicano il valore, sempre fondamentali le musiche, i suoni, che accompagnano il percorso, le azioni sceniche, in diversi passaggi gli strumenti suonati dagli stessi protagonisti.

«Sono arrivato per ultimo»: è possibile integrarsi da soli, imparare senza che nessuno spieghi? La domanda è rivolta al pubblico. L’arrivo nel giorno in cui tutti avevano creduto che il mondo finisse. Come è stato possibile sopravvivere? Nel laboratorio di scrittura la Migliorini ha sollecitato racconti della memoria e dei desideri che, personali, hanno conquistato sulla scena una dimensione universale. «D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie – dice Marco Polo con Calvino – ma la risposta che dà a una tua domanda». Gli Arcani Maggiori e il suono del violino: ramificazioni narrative e aspetti simbolici in stupefacente fusione. Il tempo svanisce, forse inghiottito dal mare? Il coro ripete «La fine del mondo». Si deve entrare negli spazi della Memoria Perduta. Tra le regole: bisogna avere cura di tutto il gruppo.

Il pubblico segue l’azione in spiazzi, lungo le scale, in sentieri pietrosi, guardando dall’alto o dal basso, oppure mescolato agli interpreti. Alcuni personaggi ritornano, come il Cieco e il Viandante. Diversi i passaggi comici, ma che, per lo più, possiedono l’ambiguità dell’opera aperta, tante le sfumature. E’ all’alba che il sole sa essere potente e delicato. Il cieco può aiutare perché, dice, ha dimestichezza con l’ignoto. A tratti la voce diventa comune. Bisogna fare attenzione: si entra in una crepa del tempo. Ci si trova in una terra che va in salita e in discesa. «Il vento sposta sempre tutto e niente torna mai come prima». Si avverte una forte fisicità di gruppo ad alta comunicazione anche quando è uno solo a parlare. «Quando la campana suonerà quello è il segnale». I desideri che non si possono dire diventano segreti? E’ il coro a rispondere «può essere» a diversi vorrei…i giochi dell’infanzia, il pane caldo…«Vorrei la possibilità di dimostrare di essere una persona migliore…»: sì, può davvero accadere.

Un sogno comune la stessa notte. Le atmosfere sono proprio calviniane. Una donna che corre nella notte: inutile pensare di trattenerla. Bisogna spezzare il filo che ci lega alla madre: è necessario vivere. Ma sarebbe bello tornare…Di notevole fascino le immagini che vanno componendosi, gli interpreti tutti attenti a coordinarsi tra loro ma con leggerezza, con la speciale tranquillità di chi sa come muoversi – e sa anche il perché di ogni scelta. La sfida tra Papa e Imperatore: le regole salvano dal caos? Cosa scegliere tra Protezione e Illuminazione? Gli spettatori siedono davanti a una sorta di grande tunnel. I diavoli suonano: si possono trasgredire le leggi? Le lingue si mescolano tra rancori, paure e mancanze. Frammenti registrati. Muoversi tra le crepe, i se delle alternative possibili. E non poteva mancare tra i tarocchi la figura del Matto, che sposta i sacchi delle cose mai dette, dei rimpianti, delle cazzate fatte…tutti molto pesanti, più leggeri quelli dei miti contemporanei, che vanno, si suppone, evaporando. Profonda invece la fossa dei dolori. Ma ride il Matto: «non ho paura di perdermi».

Si arriva in una zona piana ‘arredata’ con particolare sensibilità. Arte contemporanea da utilizzare (l’altalena) ma anche da lasciare sospesa, come insieme di oggetti in sé e come simboli (le biciclette), l’idea di giostra, tanta musica e una speciale allegria da fiera, dove ancora si moltiplicano le domande per gli spettatori, alcuni anche coinvolti direttamente. Dadi, monete, scacchiere per i dubbi che sempre accompagnano l’umanità: cos’è il destino? tutto avviene per caso o esiste una volontà superiore? come tentare la sorte? poter cambiare ogni cosa… anche il passato?! I dadi, le pedine. «Negli scacchi c’è un momento in cui qualsiasi mossa il giocatore faccia rischia di subire lo scacco matto». Il finale di partita! La danza, il ritmo. Campane, campanelli. Bisogna ripartire verso il mare con gli stendardi delle carte dei tarocchi che qualcuno crede, echi dalla Cabbala, possano dire della persona, del suo cammino. Ma: bisogna ripartire. Verso il mare, di corsa, in discesa… «laggiù mi aspettano…la mia ora di libertà…ricordo quando caddi».

Ritorna la presenza di Chiara Migliorini che, in diversi momenti dello spettacolo è figura silenziosa, concreta e allegorica. Mentre si va verso riva – attori e pubblico – una nuova fermata, come una stazione nelle Morality Plays, un viaggio di conoscenza. Qui la Migliorini, le spalle al mare, ha una spada e una bilancia. È Giustizia, colei che fa in modo che «ogni pianeta, ogni atomo, ogni granello di polvere abbia il posto che gli spetta». Bisogna saper riconoscere la falsità: per questo è necessario mettersi nei panni dell’altro. «Io non appartengo a nessuno». Il mare è ormai vicino, si sente il suono delle onde. «Ci vuole coraggio per concludere una storia…Voi avete attraversato le vostre crepe…siete pronti per andare via». Sì: una sorta di viaggio iniziatico lo spettacolo visto, vissuto alla Gorgona con i detenuti, attori formidabili in tanti ruoli diversi. Infine: la carta senza nome è quella della Morte? Ma c’è al suo fianco quella del Mondo, lì dove è possibile ricominciare.

Grande, grandissimo teatro, che si vive a molteplici strati. Strepitosi interpreti con un testo pensato, vissuto, potente che conquista molteplici sensi. Insieme, tutti: «A volte ci dimentichiamo dove siamo…chi siamo. I sogni possono attraversare il mare». È anche questo il teatro in carcere, spostare la mente, tutta la persona, in un’altra dimensione? E questi incontri, certo speciali, non sono però solo per pochi: il passa parola ha fatto ogni volta crescere il numero dei richiedenti, lunghe le liste d’attesa, oltre tremila sono stati gli spettatori che hanno raggiunto la Gorgona per la Trilogia a cui si aggiungono altri duemila che hanno assistito alle repliche – inevitabilmente parziali – in diverse città toscane e a Roma. Di tanti temi – anche della visibilità di queste città che sono le carceri, spesso lontane, poste ai margini – si è parlato a lungo e approfonditamente durante le giornate dell’undicesima edizione di «Destini Incrociati» tra Firenze, Livorno e la Gorgona, sempre di particolare sensibilità verso il teatro in carcere la Regione Toscana che ha reso possibile la realizzazione dell’intenso programma, eccellente tutta l’organizzazione, riferimento primo il Teatro Popolare d’Arte. E proprio a Lastra a Signa (Firenze), al Teatro delle Arti, verrà presentato la sera di venerdì 23 gennaio, ore 21, il volume Il teatro del mare. Le arti sceniche nell’isola di Gorgona, con i testi, le analisi a più voci, le belle fotografie di Alessandro Botticelli, della superba, indimenticabile Trilogia, Ulisse, Metamorfosi e Una Tempesta. E certo i pensieri andranno anche alla più recente, memorabile impresa, densa di emozioni, La città invisibile. Voci e storie nelle carte dei Tarocchi.

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Gianfranco pedullà teatro del mare cover

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