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La parola agita: vitalità e resistenza del teatro di Emma Dante
18 Maggio 2026

La parola agita: vitalità e resistenza del teatro di Emma Dante

Stefania Maraucci, «Hystrio»

Le metamorfosi del teatro di Emma Dante di Anna Barsotti è uno strumento utilissimo per orientarsi nell’universo artistico della regista palermitana. Non si tratta di una descrizione di opere, ma di un’indagine rigorosa che segue il filo rosso d’un teatro ‘metamorfico’, capace di scivolare con fluidità tra la parola recitata, la solennità della lirica e la visione cinematografica.

Il punto di partenza è Palermo, ma sarebbe un errore confondere la poetica della Dante con il folklore locale. Attraverso la lente della ‘sicilitudine’, la regista trasforma le radici della sua compagnia, Sud Costa Occidentale, in un territorio universale. In questo spazio, dove «tutto nasce e tutto muore», la Sicilia diventa metafora d’una modernità ferita. Quello di Emma Dante è un teatro che non cerca la rassicurante perfezione estetica, ma celebra la vitalità perturbante di chi vive ai margini, trasformando lo ‘storto’ e l’irregolare in una forma di resistenza civile. Uno dei contributi più interessanti del saggio riguarda l’analisi del cosiddetto sermo corporis.

Nelle opere fondative come mPalermu e Carnezzeria, si assiste al superamento del primato del testo. La parola non è più un elemento astratto imposto dall’alto, ma diventa «parola agita»: un suono che scaturisce direttamente dallo sforzo fisico, dal sudore e dal movimento dell’attore. È un ribaltamento radicale: il corpo non serve il testo, ma lo genera. L’analisi prosegue tracciando una precisa evoluzione estetica. Se le prime opere sono segnate da un rigore quasi nudo, con Cani di bancata (2006) Dante approda a una straordinaria maturità cromatica. Qui, il tema cupo della mafia viene trattato come un affresco corale dalle tinte accese, creando un contrasto capace di scuotere lo spettatore. Con Le pulle (2009), invece, la ricerca si sposta verso suggestioni oniriche e riflessioni sull’identità di genere, confermando la capacità della regista di esplorare i desideri più profondi dell’animo umano. Ampio spazio è dedicato alla riscrittura dei miti classici: in opere come Medea, Eracle o Odissea A/R gli eroi classici sono riconsegnati a una fragilità tragicamente attuale; non sono più icone distanti, ma esseri umani che soffrono, sbagliano e combattono in una dimensione quotidiana e materica.

In ultima analisi, Barsotti coglie un paradosso fecondo: sebbene il teatro di Emma Dante non nasca dalla parola scritta, esso approda inevitabilmente alla pagina come strumento necessario per tradurre la memoria della scena. È un teatro orgogliosamente artigianale che fugge le fredde tecnologie ipermoderne per affidarsi alla sostanza tattile dei legni e delle stoffe. Ciò che ne emerge è una poesia pura che, partendo dal corpo, riesce a parlare una lingua universale e necessaria.