La pelle e l’anima della Nouvelle Vague
Giulia Pugliese, «Sentieri selvaggi»
Il saggio di Giovanna Grignaffini viene ripubblicato per riflettere sulla grande stagione del cinema francese, in dialogo con i testi di Astruc, Bazin, Rohmer, Rivette, Truffaut. Edito da Cuepress
«La vera rivoluzione è avvenuta a livello di ciò che il cinema ha da dire al mondo piuttosto che della maniera di dirlo», scriveva André Bazin sui Cahiers du Cinéma, ammettendo però in altri scritti che il cinema era anche un linguaggio; questo è stato sovvertito, ricostruito e scardinato dai grandi registi della Nouvelle Vague, giovani critici e autori influenzati dallo scrittore, come Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Jacques Rivette, Éric Rohmer e François Truffaut.
Il libro di Giovanna Grignaffini, uscito nella prima edizione nel 1984 e oggi edito da Cuepress, parte dagli scritti di André Bazin che furono la base teorica dell’avanguardia francese per creare un continuum tra il periodo della critica dei Cahiers du Cinéma e la cinematografia della Nouvelle Vague.
La pelle e l’anima intorno alla Nouvelle Vague crede fermamente nel creare un dibattito anche con il lettore nei temi cari alla corrente: la teoria del realismo di André Bazin, la politica degli autori, Europa anno zero che delinea come il cinema di Jean Renoir, Roberto Rossellini e Robert Bresson abbia influenzato la Nouvelle Vague, così come il cinema americano di Howard Hawks, Nicholas Ray, John Ford e Orson Welles. Un movimento che ha saputo prendere influenze e costruire un dibattito con il cinema del tempo andando oltre i confini e i generi, che la Nouvelle Vague supera ampiamente riconoscendosi nel realismo e nell’estetica del quotidiano la sua chiave stilistica, e creando opere che parlano dell’interiorità dei personaggi, più che di storie e racconti. L’opera si avvale di note storiche e linee del tempo che permettono di capire il contesto dell’epoca, senza però rimanere sulla mera descrizione, ma analizzandolo in funzione della filosofia cinematografica della corrente.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una riscoperta della Nouvelle Vague, non solo in Europa, ma anche oltreoceano. Richard Linklater racconta, con Nouvelle Vague, proprio la nascita della corrente francese; questo fervore ha permesso che ritornasse in sala Fino all’ultimo respiro in versione restaurata, il marzo scorso, e, alla lontana, pensare alla riscoperta dei giovani della critica cinematografica con strumenti nuovi e con la volontà di uscire dalla critica ufficiale, seppur in maniera non diretta, ci ricorda la volontà di discutere, capire, dire la propria e creare teorie della Nouvelle Vague. Si assiste a un forte interesse per l’idea di cinema che avevano i critici e poi gli autori che hanno fatto grande quel periodo di cinema, in aperta rottura con quello che chiamavano il cinéma du papa e gli autori dell’epoca. La Nouvelle Vague è riuscita a portare la sua teoria nella pratica, creando un cinema contemporaneo e che parlasse ai giovani.
La volontà dell’opera è omaggiare la Nouvelle Vague entrando dentro il suo pensiero critico, presentando la base filosofica della corrente, continuando a pensarsi dentro essa. La pelle e l’anima intorno alla Nouvelle Vague è anche l’opportunità di riscoprire lo studio di Giovanna Grignaffini (1949-2024), che ha saputo analizzare quel pensiero e farlo diventare teoria, senza ridurne la complessità e senza presentarlo come un pensiero unilaterale di tutti gli autori, ma presentandone le diversità e un gruppo in aperto dialogo nelle loro differenze.
La pelle, tanto cara ad André Bazin che diceva che la conoscenza «passava attraverso l’epidermide del mondo», non è un tratto superiore o esterno, ma è il modo che abbiamo di apprendere e di comprendere. L’anima non è fuori dalla pelle, ma dentro, non nascosta, ed emerge nell’immagine. E la pubblicazione di questo volume curato da Grignaffini ed edito da Cuepress è la dimostrazione che lo sguardo sul cinema dei suoi autori non si esaurirà mai.
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