La sfida coraggiosa di Corrao e quel Futuro poetico siciliano
Maria Lombardo, «La Sicilia»
Dalle Orestiadi alla pagina scritta nei ricordi di Lina Prosa
Nel 2008 alle Orestiadi di Gibellina andò in scena in lingua francese Lampedusa Beach primo testo della Trilogia del naufragio di Lina Prosa. Traduzione di Jean-Paul Manganaro, regia di Marie Vayssière.
Ludovico Corrao creatore e presidente della Fondazione Orestiadi lo apprezzò e scrisse all’autrice:
«La ringrazio per la scelta delle Orestiadi arricchendone il prestigio e la tradizione di ricerca e omaggio alla forza creativa delle intelligenze di Sicilia». Il senatore Corrao politico e avvocato (era stato lui a difendere Franca Viola nello storico processo a carico del suo violentatore) auspicava una collaborazione con la Prosa. A un incontro di persona seguì una richiesta ufficiale. Era il 2011. Corrao morì vittima di misterioso omicidio alcuni mesi dopo. Il progetto cui la drammaturga aveva iniziato a lavorare rimase nel cassetto. Sindaco di Gibellina dal 1969 al 1994, Corrao ha fatto ricostruire la cittadina del Belice dopo il terremoto del 1968: bellezza e rinascita dalla devastazione. La Fondazione ogni anno organizza il festival teatrale mentre il museo a cielo aperto ha portato Gibellina ad essere per il 2026 prima Capitale italiana dell’arte contemporanea. Lo scritto di Prosa era ancora solo tracciato drammaturgico. «Con la morte di Corrao – riferisce l’autrice – un muro di silenzio è sceso da parte dei successori». Prosa ne ha fatto un libro che contiene anche la corrispondenza con Corrao: Futuro poetico siciliano edito da Cuepress. Sottotitolo Materiali vivi per un testo a venire. Di recente l’autrice ne ha discusso con la prof. Simona Scattina in pubblico al Ctu di Piazza Università a Catania.
Dalle macerie di una Sicilia oltre la storia a «fossa di Icaro», centro di gravità e di caduta di sognatori e avventurieri del volo, «covo teatrale mediterraneo e isola drammaturgica per antonomasia». Personaggi: Maria un’Antigone popolare, Tina una Danaide o la Franca Viola di Alcamo, Cosma un angelo nero/Icaro, Tuccio un ex pescatore. Strana situazione per un’autrice.
«Oltre lo strappo nella storia delle Orestiadi, il trauma del delitto mi ha reso difficile rientrare nel testo anche perché nel frattempo si svolgeva il processo. I direttori succedutisi hanno preferito rinunciare al mio progetto che racconta la vita di qualcuno che ha vissuto una tragedia come atto poetico». Questo qualcuno, facile capire, è lo stesso Corrao.
Il tema è in linea con la produzione della Prosa che dopo l’exploit alla Comédie Française e in giro per il mondo dirige a Palermo lo spazio MigraTeatro nel contesto del Centro Amazzone: cantiere teatrale permanente dedicato al rapporto tra crisi e creazione.
«Futuro poetico siciliano nasce fra Calatafimi, Segesta, Alcamo e Gibellina dove – come scrive Jean-Paul Manganaro nella postfazione al volumetto ‘la tenzone fra la violenza del passato e le attese di un divenire futuro determinano nuove possibilità espressive’».
«Ma – scrive Prosa – la vita talora va più avanti del teatro. Ipotizzo come luogo un’isola dove sembra che tutto sia già avvenuto. Chi doveva decifrare il testo è stato ucciso e a farsene carico sono gli ultimi occupanti di una polis ibrida in cui l’archeologia classica si mescola al contemporaneo secondo un bisogno di disordine piuttosto che di ordine».
Corrao angelo fra i ruderi?
«Il Teatro dei Ruderi è concepito come ritorno alla Grecità e luogo della drammaturgia classica in chiave contemporanea avendo ospitato Ariane Mnouchkine, Thierry Salmon e altri artisti che hanno lavorato in quel solco. Corrao voleva come me che il mondo in cui viviamo, fatto di sogni e di radici, acquisti forma attraverso la parola teatrale. Il Mito ha aiutato me a riconoscere situazioni della Sicilia
belvedere del mondo».
Fare il libro cosa ha comportato?
«Sanare il tempo trascorso (14 anni). L’esperienza più interessante è scrivere il tempo. Quando si dice che la vita è teatro e il teatro è vita… ho fatto che con la tragedia di Corrao quello che lui aveva fatto col terremoto, con i resti».

