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Manganelli, il teatrante che non amava la scena
24 Aprile 2026

Manganelli, il teatrante che non amava la scena

Katia Ippaso, «Il Venerdì di Repubblica»

«Il teatro non racconta storie, non ha inizio né inizio né fine, non vuole approvazioni. È cerimonia e artificio».

Una immagine-guida che a ora dalle ultime pagine, le più teoriche, del labirintico volume appena pubblicato da Cue Press che, per la prima volta, raccoglie Tutto il teatro di Giorgio Manganelli. Lo cura Luca Scarlini, che si fa carico anche di un’introduzione saggistica di raro rigore storico e filologico. Traduttore e scrittore, Manganelli coltiva una idea di «teatro da leggere» che lo porta ad avere con la scena un rapporto conflittuale: si pensi solo al controverso (e molto stroncato) passaggio, alla Biennale Teatro del 1974 diretta da Ronconi, del suo Cassio governa a Cipro, protagonista un amletico Jago consapevole di «aver lavorato con perizia, da umile artigiano, gli amori, le calunnie, le feroci morti». Di questi «Ufo manganelliani» ne troveremo a decine: non solo le opere per il palcoscenico, ma anche quelle per la radio (amore condiviso con Carmelo Bene). Il lettore può leggere le 608 pagine come più gli piace: dalla ne, dall’inizio, aprendo a caso. Sempre proverà una vertigine, al cospetto di una lingua carsica, prodigiosa, che intercetta, con sublime umorismo, il crimine familiare (Il funerale del padre) e «i pettegolezzi del cosmo» (Perplessità celeste).

Giorgio manganelli tutto il teatro cover

Carta: 54,99