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Manganelli «teatrale» e la truffa dei diari
10 Aprile 2026

Manganelli «teatrale» e la truffa dei diari

Redazione, «Libero»

Esce un volume che raccoglie i testi – molti mai pubblicati – che lo scrittore e critico letterario realizzò per il palcoscenico

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’estratto La grande truffa dei memoriali di Adolf Hitler. Il vero e il falso: dialogo semiserio con un venditore di diari tratto dal volume Giorgio Manganelli. Tutto il teatro, in uscita oggi per i tipi di Cue Press, che raccoglie l’intera produzione manganelliana per il palcoscenico, tra testi inediti, riscritture e saggi critici. Qui di seguito il dialogo tra il venditore (A) e il suo interlocutore (B).

A – Buondì, signor direttore colendissimo. Posso rubarle un poco del suo prezioso tempo? Non se ne pentirà.
B – Che io abbia poco tempo, non è un mistero. Inseguo la storia e non posso perderla di vista.
A – Appunto, la storia. Vengo a offrirle chicche, gioielli di storia.
B – Rivelazioni? Chi ha ucciso il tale e ucciderà il talaltro? Un colpo di Stato? No, non mi interessa. Cronachetta.
A – Io rappresento una ditta di rara serietà, che tratta solo documenti storici di somma importanza.
B – Importanti? Autentici?
A – Sono due concetti distinti. Sono in grado di offrirle documenti autentici privi di qualsivoglia interesse, e falsi che qualcuno mi scannerebbe pur di rubarmeli.
B – Tutto ciò è curioso. Le darò otto minuti.
A – La ringrazio. Vede, ora, inutile dirlo a lei, c’è il gusto del Diario Segreto del Grand’uomo.
B – Diari falsi, fabbricati da un maniaco, un furbo, un provocatore…
A – Piano, piano. Vede, chi scrive un diario è vittima dell’illusione di sapere la verità su se stesso – un fatale errore; e non basta, giacché questa falsa verità vorrà ornare, e dunque un poco alla volta il diario segreto diventa un penoso documento di menzogne. Se volessi imbrogliarla, le offrirei un diario autentico. Ne abbiamo a migliaia.
B – Ma un diario falso…
A – Ancora una volta, piano. Un diario può essere «finto vero». Spesso è buono. Chi l’ha scritto, protetto da un nome illustre, ha detto cose interessanti. C’è il «finto falso»; più divertente che utile, giacché è costretto a rispettare le verità banali, quelle che tutti conoscono. C’è, infine, il «falso» puro. Delizioso, ma solo in mani esperte. Come le sue.
B – Lei mi offre diari falsi? Ma non mi servono.
A – Non mi sono fatto capire. Le offro diari falsi per suo diletto personale; ma «finti veri» per il suo giornale. Mi creda, i «finti veri» hanno tutti i vantaggi del vero e del finto.
B – Che stravaganza. Mi faccia qualche esempio.
A – Di «vero» ho il diario di Caracalla; costoso, noioso.
B – Caracalla noioso?
A – Gliel’ho spiegato. Caracalla era convinto di essere un uomo geniale e dabbene. Non fosse scritto in mediocre latino, lo offrirei a un convitto femminile.
B – Non c’è nessun «vero» di qualche interesse?
A – Sì, ma inattendibili. Un diario di un imperatore persiano, con accurate descrizioni di eccessi sessuali, e banchetti babilonesi. Peccato: era impotente, astemio e vegetariano. La verità su di lui la raccontava in un diario «falso», distrutto per ordine della Reggenza…
B – Ho pochi minuti per lei, ma quel che dice è curioso.
A – Attila scrisse un diario segreto, la grafia è pessima, ma quel che interessa i lettori di oggi, le descrizioni degli eccidi – ottime descrizioni – vennero aggiunte da un monaco cistercense, cinque secoli dopo. Soffriva di incubi; riuscì realistico.
B – Lei mi ingolosisce; forse avrà qualcosa che insaporisca i nostri supplementi domenicali.
A – Giusto; poiché, lei mi insegna, la domenica è sacra al sesso, al delitto, alla strage, al biliardo. Ma vediamo. Comincerò con una cosetta per il supplemento letterario. Il carteggio Stalin-Shakespeare. Deplorevole, ma non incomprensibile, che manchino le risposte di Shakespeare. Uomo estremamente riservato.
B – Meno cultura, mio caro; più concretezza passionale.
A – Abbiamo Le mie pagine d’amore di Cleopatra. Volgaruccio, ma sul piccante. Le scriveva una massaggiatrice nubiana. Un po’ banale, vero?
B – Mi interesserebbe qualcosa di, mi capisce, audace e insieme riservato. Il nostro non è un giornale pettegolo.
A – Certo, certo. Casta prurigine, eh? Selvagge passioni di Alessandro Magno, narrate da lui stesso. C’è anche il racconto, minuzioso, della sua precoce scomparsa. Una grave perdita, signor direttore.
B – Cose vecchie, cose vecchie. Qui ci vuole qualcosa di giovane. Di tenero. Di intimamente adolescente.
A – Vuole commuovere? Ecco: l’inventore della ghigliottina ha scritto un delicatissimo La mia vita con gli animali. Le assicuro, fa piangere.
B – Non esageriamo col dolciastro; qui si cade nel fiacco.
A – Ma che pretende da un carnefice? Se vuole descrizioni di torture, eccole i taccuini di fra Galdino, sa quel tale di Manzoni…

Giorgio manganelli tutto il teatro cover

Carta: 54,99