Oltre i confini
Carlotta Repetto, «Drammaturgia»
Al cuore di Oltre i confini si colloca un progetto scientifico particolarmente fecondo: il volume, esito scientifico del progetto Prin 2022 Survey and digitization of spectacle sources. Identity patterns and socio-cultural exchanges in the migration of Italian artists to the United States (1850-1930), condotto in sinergia tra l’Università di Bergamo e l’Università di Firenze, sceglie di situarsi ai margini di due consolidate tradizioni storiografiche, quella italiana e quella nordamericana, per interrogare in prospettiva trasversale un fenomeno che entrambe hanno a lungo relegato in secondo piano: l’eccezionale mobilità di attori, ballerini, musicisti, scenografi, coreografi e impresari italiani verso gli Stati Uniti tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Ne emerge un mosaico storiografico di notevole densità, in cui la microstoria si proietta nella macrostoria, l’archivio entra in dialogo con l’elaborazione teorica e il singolo percorso biografico diventa rivelatore di trasformazioni estetiche e identitarie di portata transatlantica.
La struttura del volume, articolata in dodici saggi preceduti da una consistente presentazione e conclusi da una sezione di sinossi e note biografiche sugli autori, riflette con coerenza questa duplice ambizione: restituire la complessità storica di un fenomeno per sua natura plurale e dispersivo, senza rinunciare al rigore sistematico dell’indagine. Le curatrici, Elena Mazzoleni, Caterina Pagnini, Giulia Bravi e Benedetta Colasanti, delineano nell’introduzione un quadro teorico-metodologico capace di tenere insieme la storia delle migrazioni, la storia dello spettacolo e la musicologia, proponendo la circolazione transatlantica delle arti performative come «principio di modernizzazione, di scambio tecnico e di ridefinizione identitaria» (pag. 7). In questa formulazione si riconosce l’asse interpretativo che orienta l’intera opera.
Il percorso cronologico si apre sulla New Orleans del primo Ottocento con due contributi complementari e tematicamente contigui. Gianni Cicali, in Scenografi e star italiani e italiane del teatro e dell’opera nella New Orleans del diciannovesimo secolo, indaga la presenza degli scenografi Antonio Mondelli e Giovan Battista Fogliardi nei principali teatri della città, restituendo il profilo di una pratica artistica che si confronta con le logiche di mercato, con l’espansione del teatro d’opera e con le ambivalenze di una società profondamente stratificata. La dimensione visuale e la cultura materiale dello spettacolo assumono rilievo nei processi di negoziazione simbolica che attraversano il contesto coloniale e postcoloniale. A questo intervento fa ideale pendant il saggio di Greg A. Beaman, Italian Artists in the New Orleans Slave Society, 1821-57, che sposta il fuoco dall’estetica alla storia sociale, esaminando con grande puntualità documentaria le vite e le carriere di Antonio Mondelli e Pietro Gualdi, due artisti emigrati che, nel processo di adattamento al contesto louisianiano, presero parte alle logiche economiche del sistema della schiavitù, partecipando attivamente alla tratta e alla mercificazione delle persone schiavizzate. La lettura incrociata di atti notarili, registri commerciali e fonti cartografiche conferisce a questa analisi un profilo di specifica rilevanza all’interno del volume, sollecitando la storia dello spettacolo a confrontarsi con la propria implicazione nelle strutture di potere coloniale.
Sul versante della scenografia e dell’architettura, Alessandra Mignatti dedica un saggio rigoroso e ben costruito a Mario Bragaldi, scenografo e architetto italiano fra l’Europa e le Americhe: un artista poliedrico che attraversa continenti e discipline (scenografia, architettura, decorazione, marionettistica) in un linguaggio di matrice italiana aperto ai modelli del Nuovo Mondo. La sua vicenda esemplifica come la migrazione artistica si possa configurare come canale di trasmissione di tecniche, sensibilità estetiche e reti di connazionali che agiscono da fattori determinanti nella costruzione di un’identità artistica condivisa e mobile.
La dimensione spettacolare in senso stretto torna al centro nei due contributi successivi. Elena Mazzoleni, in La pantomima italiana sulla scena americana ottocentesca. Lo spettacolo come prodotto del mercato dell’intrattenimento, ricostruisce l’attività artistica di Marietta Zanfretta, attrice, ballerina e acrobata che intorno agli anni Cinquanta dell’Ottocento migra negli Stati Uniti. Attraverso l’analisi del variegato repertorio dell’artista, con le sue collaborazioni con compagnie di pantomimi (Ravel), circhi (Van Amburgh) e impresari di rilievo (Tony Pastor), il saggio delinea il panorama dello spettacolo dell’età post-secessionista, mettendo a fuoco le forme sceniche miste di derivazione europea all’origine del mercato dell’intrattenimento moderno. Su un piano consimile si colloca il contributo di Caterina Pagnini, Migrazioni pioneristiche nell’America del Nord: la prima tournée americana di Domenico Ronzani, coreografo e impresario (settembre-dicembre 1857), che ricostruisce con puntualità archivistica la prima tournée americana del coreografo e impresario milanese Ronzani, individuandola come momento cruciale nella ricezione nordamericana del balletto europeo. La ricostruzione di repertori, compagnie e cronache, con la guida di interpreti come Louise Lamoureux, i Cecchetti e i Pratesi, mostra la capacità italiana di esportare oltreoceano un intero sistema produttivo basato su drammaturgia coreografica e cultura teatrale integrata.
Il saggio di Benedetta Colasanti, Una offerta seducentissima: un decennio di tournée e migrazioni delle ballerine italiane negli Stati Uniti (1867-77), amplia il quadro delineato da Pagnini, concentrandosi sulle dinamiche di genere e di spettacolarità che caratterizzano la migrazione delle tersicoree italiane nel decennio successivo. Sulla scia del successo della Ronzani Ballet Troupe e delle ballerine Maria Bonfanti e Rita Sangalli in The Black Crook, manager americani come Jarrett e Palmer ingaggiano altre ballerine italiane per nuovi spettacoli. Il saggio analizza la tensione tra il «virtuosismo espressivo» europeo e la tendenza americana verso una spettacolarità di forte impatto visivo, leggendola come spia di una più profonda trasformazione del gusto e dell’industria dello spettacolo. Attraverso giornali dell’epoca, locandine e corrispondenze, fonti spesso frammentarie e talora anonime, emerge un ritratto corale di figure come Adriana Cora, Josephine De Rosa ed Eugenia Oberti.
La prospettiva musicale è al centro dei tre contributi successivi. Paola Ciarlantini, in Dall’Italia al di là dell’oceano: alcuni percorsi musicali nel Sogno americano, traccia le traiettorie di figure paradigmatiche come il soprano marchigiano Virginia Colombati (1863-1956) e il tenore Alessandro Bonci (1870-1940), evidenziando come il circuito di tournées statunitense si configuri a un tempo come palcoscenico del divo del teatro d’opera italiano e come banco di prova per cantanti di media fama. Daniele Palma, in Migrazioni e didattica del canto: New York negli anni dell’American Opera, ricolloca il baricentro della prospettiva di lettura verso la dimensione pedagogica, indagando la nascita della cosiddetta International Italian School of Singing negli Stati Uniti tra il 1890 e il 1930, con particolare attenzione ai casi di Oscar Saenger (1868-1929) e di Marcella Sembrich (1858-1935). Il contributo illumina un processo di ‘americanizzazione’ di principi pedagogici e ideali canori sviluppati in Europa che, nel contesto della seconda metà dell’Ottocento, innesca una costruzione economica e identitaria delle industrie culturali locali.
Giulia Bravi, in Genesi di una migrazione: gli esordi teatrali di Mimì Aguglia negli Stati Uniti (1908-15), restituisce il ritratto di un’artista eclettica e poliedrica del primo Novecento. Le due tournées della Drammatica compagnia Aguglia tra il 1908 e il 1915, in alcune delle maggiori piazze americane, rivelano i meccanismi del radicamento: i contatti con i manager locali, la spettacolarità coloniale e il tentativo di penetrazione del sistema americano, fino al debutto in lingua inglese.
Gli ultimi tre contributi ampliano la prospettiva verso la storia della colonia italiana in America. Silvia Castelli e Anna Maria Testaverde firmano insieme La Famiglia Braggiotti. Una Famiglia di artisti tra Firenze e Boston, uno studio sull’attività delle Braggiotti Sisters (Berta Braggiotti, Francesca Braggiotti e Gloria Braggiotti), tre celebri danzatrici italiane attive a Boston dal 1919, nate in una villa a Montughi, a Firenze, centro di cultura e incontro delle avanguardie (Acton, Craig, Duncan, Laban). Il saggio interroga le contaminazioni formative tra la Scuola di danza di Montecarlo, i Balletti Russi di Diaghilev e la Denishawn School of Dancing, mostrando come la migrazione artistica generi inedite sintesi di tradizioni. Anna Maria Testaverde, in Dalla East alla West Coast: il teatro di colonia nel memoriale del ‘suggeritore’ Gennario Dorso, si affida a una fonte di particolare rilievo e finora ignorata: un dattiloscritto autobiografico commissionato nel 1936 dal Federal Theatre Project a Gennaro Dorso, oscuro ma ambiguo personaggio che, sbarcato a New York alla fine del secolo, giunse a San Francisco nel 1903, dove diede vita a un’intensa attività nel mondo dell’assistenza sociale e nella gestione teatrale.
Annantonia Martorano e Giulia Bravi presentano Descrivere la migrazione artistica. Artemia (Archivio Teatrale Migrazioni Italia-America): un esempio di applicazione Gis alla storia dello spettacolo, un contributo metodologicamente innovativo che discute la struttura e la concezione delle schede del database Artemia, analizzando l’impatto dell’informatizzazione sulla gestione dei dati e il dialogo tra archivistica e storia dello spettacolo. L’uso di ArcGis (Esri Italia) come strumento di mappatura e visualizzazione delle migrazioni artistiche apre nuove prospettive di valorizzazione, conservazione e condivisione internazionale del patrimonio documentario.
Il volume si chiude con la nota di Laura Caparotti, Dal vivo. Sulle tracce degli artisti italiani immigrati: una caccia al tesoro che continua, che introduce la testimonianza viva di chi ha costruito, attraverso un lungo lavoro di raccolta e ordinamento, l’archivio documentale del teatro italiano in America: un racconto in prima persona che, dal ritrovamento di un corpus di materiali inediti alla produzione del documentario Tutti in scena, ricorda che la storia dello spettacolo è sempre anche storia di corpi, di voci, di comunità che trasmettono la memoria attraverso le pratiche del fare teatro.
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