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Quando nell’Ottocento nacque quel teatro povero o «minore» tra «macchiette» e volgarità. Ma l’importante era far ridere
15 Giugno 2026

Quando nell’Ottocento nacque quel teatro povero o «minore» tra «macchiette» e volgarità. Ma l’importante era far ridere

Andrea Bisicchia, «lo Spettacoliere»

Nel 2019, l’Editore Cue Press pubblicò il volume di Rodolfo De Angelis, dedicato al Café Chantant, dalla sua nascita agli ultimi strascichi del secondo Novecento. Il volume fu curato da Stefano De Matteis che, nel 1980, aveva pubblicato, per Feltrinelli, Follie del varietà. Vicende, Memorie, Personaggi dal 1890 al 1970. Oggi, il volume viene riproposto, sempre dall’Editore Cue Press, in una nuova veste, offrendo al lettore tutte le ‘voci’ dei protagonisti del Teatro di Varietà.
A dire il vero, i due libri si integrano, anche perché spaziano su un materiale comune che riguarda, non solo i ‘generi’, i ’numeri‘, ‘le macchiette’ ma anche i personaggi, gli artisti, gli impresari, tutti appartenenti a un «Teatro minore», ritenuto tale rispetto al teatro drammatico del secondo Ottocento e della prima metà del Novecento.

Chiediamoci, allora, perché minore? Forse perché si dava parecchio spazio a quella tipologia di teatro? Perché costruito su canovacci improvvisati?
C’è da dire che la differenziazione tra «Teatro minore» e «Teatro maggiore», è stata fatta da Goffredo Fofi nella sua Prefazione al volume, evidenziando come il primo fosse frequentato dal proletariato di allora, trattandosi di una forma di teatro alquanto povera, alla quale si accostò, successivamente, anche la borghesia, mostrando nel contempo attrazione e repulsione, in particolare, per certe volgarità a cui i comici ricorrevano per fare ridere.
Eppure, quel «Teatro minore», sempre secondo Fofi, era da considerare una vera e propria scuola, un apprendistato, un periodo di formazione per molti attori, diventati famosi proprio sui palcoscenici del Teatro di Varietà, dove si esibivano: Fregoli, Viviani, Scarpetta, Petrolini, Magnani, Totò. In fondo, si trattava di un teatro che liberava l’attore dalla rigidità tipica del «Teatro maggiore». Dobbiamo, pertanto, molta gratitudine a Stefano De Matteis per le sue ricerche, avendo dato voce ai protagonisti di quel teatro che permise il debutto di Viviani al Café Chantant, tanto che dovette affrontare la protesta di Ruggero Ruggeri.
De Matteis non tralascia nulla, dà la parola alle Sciantose, alle Cantanti, alle ‘Stelle’ del varietà, ci accompagna nei famosi ‘Saloni’ come il Margherita, L’Olimpia, L’Eden, L’Orfeo, il Kursaal, Il Trianon, ma anche nei teatrini che sorsero nei palazzi gentilizi, persino nei Collegi, e nei Conventi. Nelle case delle famiglie nobili funzionava il buffet freddo e, proprio, in uno di questi luoghi, si fece conoscere Eduardo Scarpetta.

Parecchio spazio è dedicato al dietro le quinte di personaggi come Fregoli o Petrolini, ai loro programmi, alle loro attrazioni, dopo essere diventati produttori di se stessi, entrati in competizione con le Compagnie Stabili del teatro di Varietà che, in poco tempo, diventò Teatro di Rivista, seguendo le indicazioni di Dino Falcone e Angelo Frattini.
Non mancano le notizie sulle paghe, sulle funzioni degli agenti teatrali che dovevano badare alla concorrenza di nomi eccellenti provenienti dalla Francia, come Mistinguett, Chevalier e Josephine Baker.
Il volume è diviso in quattro parti che vanno dai fasti del Varietà, alle condizioni teatrali fra le due guerre, quando si assiste alla affermazione del Futurismo, dell’Avanspettacolo, di Za-Bum, fino alla nascita dei De Filippo.
Nella Terza parte, lo spazio è dedicato a Totò, alla Magnani, a Rascel, Macario, alla ascesa e caduta della Rivista, sostituita dalla Commedia Musicale con la grande stagione di Garinei e Giovannini, dove si imposero attori come Gino Bramieri, Walter Chiari, e coppie come Vianello-Mondaini, Paolo Panelli-Bice Valori, attrici come Lauretta Masiero. Più tardi, il genere musicale cominciò ad intellettualizzarsi con i Gobbi, di cui facevano parte Franca Valeri e Vittorio Caprioli, con Paolo e Lucia Poli, con Milly, protagonista di Milanin Milanon, regia di Filippo Crivelli.
Intanto bisognerà registrare l’arrivo di Franca Rame e Dario Fo con la loro idea di Rivista, per concludere con Felice Musazzi e Toni Barlocco che portarono al successo la Compagnia dei Legnanesi, a cui si accostarono anche i critici teatrali dopo che Alberto Arbasino, in suo articolo su «L’Espresso», ne elogiò le qualità artistiche.
Il volume è anche una storia della società italiana, dei suoi modi di ridere e di evadere.
Notevole l’apporto iconografico con più di trecento foto, dovuto alle ricerche di Martina Lombardi e Marilea Somaré.

Collegamenti

Stefano de matteis follie del varietà cover

Carta: 49,99