Strehler e Grassi, «Eccoci!»
Ester Melchiorre, «La Provincia»
Presentato il saggio di Arrigoni sugli articoli scritti per la rivista dei Guf
Sul tavolo della Sala Conferenze Virginia Carini Dainotti diverse pagine rilegate in tre grandi fascicoli attendono la curiosità dei presenti. Sono alcuni numeri dell’«Eccoci!», il quindicinale dei Guf di Cremona uscito tra il 1935 e il giugno 1943. Novembre 1938, si legge: «Il Duce presiede il Consiglio dei ministri. La difesa della famiglia e della razza». L’impatto è violentissimo, ma se si ha la pazienza di sfogliare oltre le pagine di propaganda politica, di superare i resoconti della vita cittadina e gli articoli sul conflitto mondiale, qualche anno più avanti, ci si può imbattere negli scritti e nelle riflessioni di alcuni intellettuali del tempo: è il 1943 e sullo stesso periodico si leggeranno le parole di Giorgio Strehler in un saggio programmatico intitolato «Disumano e teatro» e ancora «Divagazione passionale per un teatro d’oggi» di Paolo Grassi.
Ed è proprio da questi scritti che ha avuto origine «Eccoci!» Alle origini del Piccolo Teatro negli articoli del quindicinale dei Guf di Cremona, ultima sfida di ricerca letteraria di Nicola Arrigoni, critico teatrale e giornalista del quotidiano La Provincia di Cremona, che giovedì scorso, introdotto dal professor Claudio Vela, docente di Filologia italiana presso il Dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell’Università di Pavia, ha presentato il suo volume, edito da Cue Press, inserito nella collana dedicata agli artisti. La scelta dei giovani intellettuali del tempo, accanto a Grassi e Strehler anche, Guido Aristarco, Renato Briolli, Cesare Bozzetti, di scrivere sulla rivista dei Gruppi Universitari Fascisti non è da ritenere un’adesione alle ideologie del regime, «Non era una vergogna», asserisce Claudio Vela rassicurando i presenti in sala, «Ma l’unico mezzo possibile per i giovani dell’epoca per pubblicare e far sentire la propria voce». Gli scritti di Grassi e Strehler, poco più che ventenni, raccontano le loro personalità, «una generazione di giovani combattiva, creativa, determinata a ricostruire un mondo», una lettura che «Pulsa ancora di quell’entusiasmo, di quella voglia di fare, di quella necessità di cambiare le cose», racconta Arrigoni, tornando con la mente, al periodo della pausa pandemica, durante la quale, ella lettura di quegli scritti, gli era parso di ravvisare l’energia vitale di cui tutti avevamo un po’ bisogno.
«Un’occasione per godere di una temperatura dell’impegno culturale e sociale di due giovani che lavorarono con determinazione perché le cose cambiassero, perché attraverso l’arte del teatro il mondo e la società potessero immaginare un futuro migliore uscire a testa alta dalla tragedia bellica» così afferma Arrigoni nella prefazione al suo libro. Un incontro quello di Paolo Grassi, grande organizzatore, che teorizzava la necessità di un teatro non fine a sé stesso, ma strumento per cambiare il mondo, luogo in cui fare comunità, e Giorgio Strehler, che formulò l’idea di ‘teatro disumano ’, quel teatro che oggi chiameremmo post drammatico, quel teatro che nulla perdona, che darà alla luce nel maggio 1947 il Piccolo Teatro, il primo stabile italiano, sorto allora, non a caso, nel palazzo che aveva ospitato la Milizia di Ettore Muti. Il merito di Nicola Arrigoni è quello di aver riscoperto l’apporto che Strehler e Grassi hanno dato in una sede fino a poco tempo fa sconosciuta, valorizzandone il pensiero in una pubblicazione che, nel suo profondo messaggio di speranza, coinvolge ed emoziona, raccontando di come certe passioni riescano a farsi strada anche laddove a volte questo non sembra possibile.

