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La grande abbuffata — Un film da leggere d’un fiato
25 Maggio 2026

La grande abbuffata — Un film da leggere d’un fiato

Carlo Griseri, «CinemaItaliano»

Nel catalogo di Cue Press, una delle realtà editoriali italiane più attive in campo cinematografico, è stato pubblicato – ripescandolo dal fuori catalogo – il romanzo La grande abbuffata a firma Marco Ferreri e Rafael Azcona, a più di cinquant’anni dalla prima pubblicazione e altrettanti dall’omonima pellicola, presentata al Festival di Cannes nel 1973.

Un volume agile e compatto, in cui è immutata la tensione e la profondità del racconto cinematografico: difficile immaginare le emozioni di chi dovesse leggerlo senza aver visto il film omonimo, ma avendo chiaro nel ricordo il capolavoro interpretato da Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Michel Piccoli e Andréa Ferréol (ciascuno con personaggi che portano lo stesso nome), la lettura è quasi una seconda visione, altrettanto stimolante.

La grande abbuffata (libro e/o film) è, come spiegano dalla casa editrice, una feroce critica alla società dei consumi e del benessere, la storia di quattro uomini che, stanchi della loro vita inappagante, decidono di porre fine alla propria esistenza chiudendosi in una casa nella periferia di Parigi, dove abbandonarsi a un ultimo banchetto e mangiare fino alla morte. La scoperta del loro funereo obiettivo è da scoprire lentamente, ma si intuisce dalle prime righe che non si tratta di un ritrovo come gli altri.

«Il cibo diventa ossessione, il piacere si trasforma in violenza, il corpo alla fine cede, in una splendida e quanto mai attuale parabola del nostro mondo»: leggere il romanzo di Ferreri e Azcona offre una profondità di immaginare le emozioni dei personaggi in modo più diretto, senza la gradita ‘distrazione’ delle immagini.
Tra le righe del testo, a emergere sui quattro amici-suicidi è ancora una volta la mai troppo celebrata presenza della maestra Ferréol, angelo accudente che si inserisce nel gruppo con naturalezza, spontaneità e consapevolezza.

Il consiglio è di leggere il volume, ma di farlo senza (ri)vedere il film troppo a ridosso: la voglia di perdersi nel capolavoro cinematografico, a libro concluso, sarà comunque inevitabile.

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